martedì 18 luglio 2017

La guerra di Contador: testa, cuore e fantasia

Rientrare alle corse dopo quasi un anno di inattività non è semplice, ma se ti chiami Alberto Contador e hai contribuito a scrivere la storia del ciclismo questa difficoltà appare meno insormontabile. Era il 2012, quando nella diciassettesima tappa della sessantasettesima edizione della Vuelta Espana il madrileno ha mostrato al mondo di che pasta fosse fatto.



Che fosse un campione era fuori discussione, Vuelta, Giro e Tour erano già nel suo palmarès, ma dopo la controversa squalifica nessuno si sentiva più di scommettere su di lui. L’anno fermo, il morale basso per la revoca di un Tour e un Giro d’Italia, quest’ultimo vinto dominando, e una coppia di spagnoli tirati a lucido, Valverde e Rodriguez, sembravano ostacoli troppo ardui da superare. Perfino per lui, abituato a soffrire, dopo aver combattuto contro un aneurisma cerebrale che, nel 2004, sembrava avergli compromesso vita e carriera.



Abituato a lottare, ma non al top della condizione. Abituato a soffrire, ma non abbastanza da riuscire a battere Joaquin ‘Purito’ Rodriguez, che fino a quel momento sembrava imbattibile. Contador ci provava tutti i giorni, su ogni arrivo in salita, ma sembrava che non ci fosse nulla da fare. Dopo tutta la fatica fatta per attaccare, Purito lo batteva sempre in volata, rosicchiandogli secondi. Esasperante.
E così, quando meno te l’aspetti, Contador s’inventa un attacco dove nessuno lo poteva prevedere, in una tappa difficile, ma senza particolari pendenze. Le grandi montagne, le percentuali e la lunghezza sono da leggenda, ma le salite pedalabili creano i distacchi.



A 53 km dall’arrivo Alberto attacca, danzando sui pedali con eleganza. Rodriguez e Valverde non reagiscono subito, preferiscono attendere e farsi tirare. Una scelta comprensibile, ma non sufficiente a contrastare il ritmo di Contador. Il vantaggio cresce, Purito comincia a sbuffare, mentre la sua maglia rossa inizia a perdere il colore, andando a sfumare, chilometro dopo chilometro, quella del rivale in fuga: una crisi, nel giorno peggiore.



La tattica della Saxo-Bank è perfetta, lungo tutto il percorso trova compagni in grado di dargli una mano, fino a 22 km dall’arrivo, quando Alberto decide di rompere gli indugi e andare via da solo, in un tratto in falso piano. Solo un corridore del gruppetto di fuggitivi resta con lui: Paolo Tiralongo. Un amico, quasi un fratello.

L’italiano sa di non avere possibilità di vincere, perché negli occhi del cannibale madrileno si legge tutta la determinazione di chi è pronto a fare l’impresa di una vita, ma lo segue ugualmente. Lo aiuta. Lo porta ai piedi dell’ultima salita. Si può anche militare in squadre diverse, ma certi legami sono più forti di una casacca.



Il vantaggio si dilata sulla maglia Rossa, ma Valverde e Froome, che nel frattempo avevano lasciato la compagnia di Rodriguez, sembrano in grado di rimontare. Gli ultimi chilometri sono una lunga attesa, fissando il cronometro e i chilometri all’arrivo. Contador continua a danzare, in un ballo che sa di lotta contro il tempo. 2 km, 1 km, 500 m. La strada sembrava non correre più, mentre a correre erano gli inseguitori. Braccato, ma vincente. Il traguardo a braccia alzate, una rinascita. Più forte di tutto, anche delle squalifiche retroattive.



"Quello che è stato capace di fare Alberto è incredibile. Un attacco inatteso e tremendo. Farò fatica a dormire stanotte" J. Rodriguez

Alberto Contador vincerà quella Vuelta soffrendo nelle ultime tappe, concedendo a Valverde e Rodriguez qualche secondo, perdendo qualche battaglia, ma portando a casa la guerra. La guerra di Contador, vincere con testa, cuore e fantasia.




Ho una filosofia nella vita: quello che dovrà andare bene andrà bene”


sabato 15 luglio 2017

Dormire al meglio la notte prima di una competizione. Come fare?

Un allenamento metodico e di buona qualità non è sufficiente per arrivare nella migliore condizione fisica alla data di competizione. Un tassello fondamentale consiste nel riuscire a godere di una notte ristoratrice e nel dormire un numero sufficiente di ore la notte precedente.

Vista la possibile tensione pre-gara potrebbe però essere complicato addormentarsi. L'abitudine a competere sicuramente aiuta a normalizzare l'aspetto situazionale, ma può permanere una tensione di fondo legata ad aspettative, desideri e possibili insicurezze. Accedere al mondo di Morfeo può quindi non essere il compito più semplice al mondo.

venerdì 7 luglio 2017

Allenamento mentale: i 5 principi della visualizzazione

La visualizzazione è uno strumento sempre più utilizzato nello sport professionistico e di alto livello. Come dimostra l'effetto Carpenter, possiamo allenare gesti e schemi motori attraverso l'attività immaginativa. Immaginando di muovere il mio braccio destro, invierò una stimolazione, non sufficientemente forte per produrre un movimento reale, ma sufficiente per essere archiviata nelle traccie mnestiche che compongono la mia memoria.

martedì 4 luglio 2017

Antonio Cassano, un turista a Madrid

Rifiuto l’offerta e vado avanti.

Una frase degna di Affari tuoi. Non la pronunciò esattamente così, Antonio Cassano, quando nel Novembre del 2005 decise di non apporre la sua firma sul nuovo contratto propostogli dalla Roma, ma il senso non fu molto diverso. 3,2 milioni annui per 5 anni, tanto gli offrì la Roma dei Sensi per poterlo tenere ancora nella capitale. Non bastò. Fantantonio voleva di più. Più soldi, più vittorie, più clamore.


Nel gennaio 2006 Cassano passa al Real Madrid per l’irrisoria cifra di 5 milioni di euro. Nulla se paragonata alle cifre che girano adesso sul mercato, poco anche se confrontato con le cifre di allora, ma sufficiente per convincere la Roma a lasciarlo andare, pur di non perderlo a parametro zero a fine stagione. Pagato 60 miliardi di lire a soli 20 anni, lasciato andare per 4 spiccioli pochi anni dopo. Una minusvalenza clamorosa, per un giocatore clamoroso. Incontrollabile, bipolare, folle, ma tecnicamente clamoroso.

venerdì 30 giugno 2017

Tecnica di concetrazione: l'arcobaleno

Concentrarci non significa solo accrescere la concentrazione. Spesso significa sottrarre, lasciare spazio, fare in modo che la mente si liberi. Seguendo un'ottica sottrattiva, ci troveremo improvvisamente concentrati.
La tecnica dell'arcobaleno, suggerita da A. Jodorowsky nel suo libro "Psicomagia", agisce in questa direzione. Impegnandosi in una semplice attività, le parole ed i pensieri iniziano a dissolversi e la concentrazione germoglia come autogenerandosi.

martedì 27 giugno 2017

Vampeta: un Gabigol con baffo e sorriso

Metà vampiro, metà diavolo, un intero fallimento in campo. La parabola calcistica del calciatore più disprezzato e ‘perculato’ dalla tifoseria nerazzurra. Se non l’aveste capito, si parla di Marcos André Batista Santos, meglio noto come Vampeta. 



Vampeta è un lampo verdeoro con i baffi, un momento di pura estasi e sorrisi nei ricordi degli amici juventini, un fallimento nella memoria dei tifosi nerazzurri, un macigno da trenta miliardi di lire per Massimo Moratti. 30 miliardi, tanto lo pagò l’ex presidente nerazzurro nel 2000, quando lo soffiò alla Fiorentina, dopo che Antognoni lo definì un ‘Tardelli moderno’. Vampeta, l’unione di vampiro e diavolo che popola ancora gli incubi di molti di noi.

giovedì 22 giugno 2017

Tecniche di rilassamento: la respirazione 4-6-4

Nell'articolo di oggi proponiamo un esercizio, pratico e semplice, utile a ridurre lo stato di attivazione, attraverso il controllo cosciente del ritmo del respiro. Il tempo necessario per svolgere questa attività è di circa un minuto. Può quindi essere inserita in diverse fasi che precedono la competizione o in frangenti della competizione stessa.

Quando utilizzare la respirazione 4-6-4? Durante la giornata che precede la gara, inserendola tra gli esercizi del riscaldamento; in griglia di partenza; durante gli intervalli previsti dalla competizione.