mercoledì 21 dicembre 2016

Musica in movimento: Guns 'n Roses - Appetite For Destruction

Per il periodo natalizio sarebbe troppo scontato presentare un gruppo o un artista natalizio, ma musica adrenalinica, anfetaminica, da poter sfruttare per un'attività alla massima intensità: giusto per smaltire le fatiche culinarie, o per caricarsi dalla stanchezza (di qualunque genere) accumulata in questo periodo: parliamo di "Appetite For Destruction" dei losangelini Guns 'n Roses. Album del 1987, esordio della band, è tra i più vertiginosi esordi della storia del rock, perfetto emblema della formula sesso droga e rock'n'roll. Non amo i Guns particolarmente, ma pochi album caricano come questo, che non parla altro che di sesso, violenza, droga, eccessi, distruzione, decadenza.

"Welcome To The Jungle" apre le danze con il riff vertiginoso di Slash, e Axl Rose che dona immediatamente una delle sue migliori performance vocali di sempre. "It's So Easy" è un rock'n'roll abrasivo e sporco quanto basta, come "Nightrain": non c'è mai spazio per respirare. "Out Ta Get Me" è un urlo contro le paure, sempre a tutto volume e ritmo intenso. 

martedì 20 dicembre 2016

The Yellow-Floyd

Braccia alzate o dietro la schiena? Occhi al cielo o al suolo? Testa alta o testa bassa?

Floyd Landis ha scritto una pagina indelebile del ciclismo del nuovo millennio. L’impresa dopo la crisi, la crisi dopo l’impresa. Tutto in 3 giorni.
Montagne russe d’emozioni nel Tour de France del 2006, l’anno nero per la corsa francese. Tra doping tentato e imprese sfiorate, la vittoria della normalità.

Oscar Pereiro Sio vs. Floyd Landis.

18 Luglio. Caldo, sole e fughe da lontano. Frank Schleck e Damiano Cunego a darsi battaglia sulla salita dell’Alpe d’Huez, mentre Floyd staccava Oscar per andarsi a riprendere la maglia gialla. Da favorito, dopo aver visto fuori gioco Armstrong (ritirato a fine 2005), Basso e Ullrich (Operacion Puerto). 
Una vittoria annunciata messa in discussione solo dallo spagnolo, avvantaggiatosi in una fuga bidone a inizio Tour. Giorni di inseguimento coronati all’arrivo, ancora uno statunitense in giallo. ‘Il sogno di una vita’, ‘Dai tempi di Lemond’ e ‘Ho imparato tanto da Lance’, frasi dette e ripetute fino alla nausea.

lunedì 19 dicembre 2016

Dialogo col campione: Oliviero Bosatelli

Oliviero Bosatelli è un runner specializzato nelle ultra distanze e negli ultra Trail.

Vincitore dell'edizione 2016 del Tor des Geants, Endurance Trail che si snoda per 330km in Valle D'Aosta. 







Negli ultimi mesi sei stato spesso sotto i riflettori mediatici. Se dovessi descrivere la persona che sta dietro all'atleta con tre aggettivi, quali sceglieresti?

Io mi sento ancora la persona che c'era il giorno prima di diventare protagonista a livello mediatico. Per me non è cambiato nulla, ma preferisco lasciare giudicare gli altri.

E se dovessi scegliere 3 aggettivi?

Dicono che sono: disponibile, umile e simpatico.

venerdì 16 dicembre 2016

Allucinazioni in gare di ultra distanza e ultra trail

Il post di oggi prende spunto da una domanda che ci è stata posta da un lettore del sito, Matteo Zardini. La domanda verte sul tema delle allucinazioni visive e sonore in gare di ultra distanza e ultra trail. Eccola riportata di seguito.

"Avete mai affrontato il tema delle allucinazioni e dei deja vu in gare di endurance? Può essere considerata una cosa per certi versi "normale" oppure c'è da stare particolarmente attenti? Non se ne parla molto fra i corridori di Ultra Trail e trovo che ci sia un pò di confusione e timore ad affrontare l'argomento"

giovedì 15 dicembre 2016

Libreria dello sport: Marco Patucchi - Maratoneti

Chi è l'autore: Marco Patucchi, giornalista economico, appassionato di corsa.


Di cosa parla: Il libro racconta storie di persone legate dal filo della maratona, dai grandi atleti come Zapotek o Gebrselassie, fino a Charlie Chaplin o il matematico Alan Turing, dimostrando, se ancora c'è ne fosse bisogno, che i 42 chilometri (e 195 metri) non sono soltanto un gesto sportivo, ma qualcosa che lega arte, cultura, storia, libertà.



A chi può interessare: a tutti gli appassionati di corsa e maratona, e a chi vuole conoscente aneddoti sorprendenti di corridori insospettabili.

mercoledì 14 dicembre 2016

Musica in movimento: Sonic Youth - Daydream Nation

Pochi gruppi hanno saputo suonare e cantare il disagio giovanile dell'America reaganiana degli anni '80, inglobando le tendenze che si stavano affacciando (il grunge) sulle ceneri dei tentativi rivoluzionari (il punk) e dello sperimentalismo d'avanguardia (la musica dissonante e/o l'industrial), come i newyorkesi Sonic Youth. Il loro "Daydream Nation", del 1988, ha rappresentato uno spartiacque del rock Made in USA, ma sarebbe riduttivo citarlo solo per questa qualità. È un album fondamentale in cui il quartetto ha saluto districarsi al meglio tra le loro sonorità distorte tipiche del noise (di cui rimangono i massimi esponenti), melodie perfettamente digeribili anche da orecchie non troppo abituate a suoni atonali, e, soprattutto per chi fa sport, pulsioni ritmiche intense e costanti.

martedì 13 dicembre 2016

Il Fu Luciano Eriberto, due vite per tornare a sorridere

Abbiamo un solo nome e solo una vita. Vero, in parte. Vero, forse no.
C’è chi vive due volte, chi rinasce dopo un intervento, chi vede la morte in faccia e cambia vita. Di solito si cambia per andare avanti. Non sempre.
C’è chi, dopo 6 anni, non cambia vita per andare avanti, ma per tornare indietro.

E’ il 1996 quando un ventenne brasiliano, procuratasi una carta d’identità falsa, decide di cambiare il suo io, modificare nome e data di nascita per liberare il proprio ‘talento’ dai vincoli anagrafici.
E’ il 2002 quando, questo stesso ragazzo, ormai 26enne, decide di tornare se stesso, rischiando tutto per non dover più vivere nella menzogna.
Questa è la storia di Luciano Siqueira de Oliveira, diventato Eriberto Conceição da Silva, tornato se stesso.

Accostare la parola talento al brasiliano prevede uno sforzo non indifferente, ma le doti di corsa, sacrificio e la capacità di coprire la fascia destra non gli mancava. Bravo, ma non abbastanza da evitargli di essere continuamente scartato ai provini. Promettente certamente, ma troppo anziano per essere preso in considerazione dai club brasiliani, figuriamoci quelli europei. Essere vecchi a 20 anni è un trauma, quando cresci con la voglia di sfondare nel mondo del pallone, quando cresci nella povertà, dove un sogno non ti rende più forte, ma più deluso.

La disperazione porta a commettere errori, Luciano decide di diventare Eriberto e, ringiovanito di quasi 4 anni, ottiene un ingaggio dal Palmeiras, la squadra dei vari Altafini, Rivaldo e Cafu. A suon di cavalcate, il suo nome entra anche nei taccuini dei club europei.

lunedì 12 dicembre 2016

Dialogo col campione: Alice Arzuffi

Alice Arzuffi è una ciclocrossista e ciclista italiana.

Nonostante la sua giovane età, Alice Arzuffi ha ottenuto il titolo di campionessa italiana di ciclocross nel 2016, 2015, 2014, 2013 e 2012.

Tra i suoi risultati di maggior rilievo figurano: una medaglia di bronzo nella coppa del mondo di ciclocross tenutasi a Zeven nel 2016 e una seconda posizione ai campionati Europei.








Se dovessi presentarti con tre aggettivi che ti rappresentano come atleta, quali sceglieresti? Perchè?

Tenace, determinata e so apprezzare l'esperienza delle persone che mi stanno attorno.

Posso chiederti di spiegarmeli?

Sono teneace e determinata, perchè quando mi prefisso un obiettivo faccio di tutto per raggiungerlo. Questo non significa che ci riesca sempre, ma do sempre il massimo e metto tutta me stessa per ottenere ciò che voglio.
Apprezzo l'esperienza delle persone che mi stanno attorno, perchè so ascoltare i consigli che mi vengono dati. Penso di saper imparare sempre nuove cose, per potere così migliorare. Ogni persona, che fa parte da tempo del mondo del ciclismo, credo abbia un bagaglio di informazioni che possono tornarmi utili.

giovedì 8 dicembre 2016

Libreria dello sport: Roberto Baggio - Una porta nel cielo

Chi è l'autore: Roberto Baggio, ex calciatore di Fiorentina, Juventus, Milan, Inter, Bologna, Brescia, Pallone d'oro nel 1993.

Di cosa parla: autobiografia di uno dei più grandi calciatori italiani della storia. Talento puro e cristallino, personaggio nel suo non essere personaggio, una carriera costellata da infortuni seri, incomprensioni con gli allenatori. Il libro (grazie al contributo stilistico di Matteini e Scanzi) riflette perfettamente delle luci e delle ombre di un calciatore e una persona fuori dal tempo, attraverso la sua esperienza con la sofferenza fisica, resistendo al dolore grazie alla sola immensa passione per il pallone.

A chi può interessare: ad ogni appassionato di calcio, ai nostalgici, e a chi vuole scoprire un ex calciatore lontano dagli stereotopi del calciatore moderno.

Musica in movimento: Arcade Fire - Funeral

Rimane a volte un mistero capire come in Italia alcuni gruppi musicali (o artisti in generale), da grande fama e successo internazionale, non riescano proprio a decollare. Destino condiviso da alcune band che vendono milioni di copie nel mondo, facilmente primi nelle classifiche di vendite e contemporaneamente elogiate dalla critica musicale. Uno dei casi che reputo più eclatanti riguarda gli Arcade Fire, gruppo canadese autore nel 2004 di un album d'esordio davvero epocale, "Funeral", considerato quasi all'unanimità dal mondo musicale come uno dei migliori prodotti del primo decennio del nostro secolo. 

La loro ricetta musicale consiste in una sorta di collage tra il new wave fine anni '70, i primi U2, il David Bowie di Ziggy Stardust (in particolare nella voce), sound potente e variegato, arrangiamenti ricchi e ben curati, gusto per il barocchismo senza esasperazioni (che hanno invece condannato i Muse, ad esempio), capacità (mai semplice) di unire drammaticità a positività di fondo. Il senso del ritmo incessante, tipico della nuova new wave (e in questo simili agli Interpol), permette di sfruttarne le potenzialità anche durante attività sportive.

martedì 6 dicembre 2016

Pantani: la resa di Tonkov

Uno scatto. L’ennesimo. 
Via l’orecchino, via la bandana. La borraccia è solo un peso. Tutto è stato rasato. 
Solo in due, alla resa dei conti, sotto un cielo limpido e un caldo soffocante.


4 Giugno 1998. La quartultima tappa del Giro d’Italia, da Cavalese a Montecampione. Un crocevia nella corsa rosa. Pantani contro Tonkov, la maglia rosa contro lo sfidante. 
Marco è in testa, dopo anni di vittorie parziali, gloria, sfortuna e incidenti, una carriera divisa tra il podio del Tour de France e un letto d’ospedale. Convinto di poter salire sul gradino più alto, prima o poi.

venerdì 2 dicembre 2016

Le interviste di psicologia sportiva di PsicheSport

PsicheSport è un sito di approfondimento sportivo, che dedica la sua attenzione alla componente mentale insita nella pratica sportiva. Una delle rubriche di maggiore interesse e più arricchente sia per i lettori, che per il nostro team, sono le interviste che svolgiamo con atleti professionisti, ex professionisti, semi-professionisti e con specialisti del mondo sportivo quali allenatori, preparatori atletici e psicologi dello sport.

All'interno di questa rubrica abbiamo la possibilità di comprendere quale ruolo giochi l'aspetto mentale nelle diverse discipline sportive, la parte da questo ricoperta per ottenere successi e poi riconfermarsi, quali caratteristiche di personalità coltivare per allenarsi a 360°, oltre che per conoscere meglio sportivi che conosciamo unicamente sotto l'aspetto atletico.

Ad oggi sono quasi 50 le interviste già realizzate. Per semplicità, possiamo, così, raggrupparle in macro-categorie sportive:

giovedì 1 dicembre 2016

Libreria dello sport: Aron Ralston - 127 ore

Chi è l'autore: Aaron Ralston, ingegnere di professione, appassionato di sport outdoor.

Di cosa parla: l'autore racconta la sua incredibile disavventura in un canyon, intrappolato con un braccio tra le rocce. 127 ore di pensieri, tensione, deliri, difficoltà di ogni genere (come l'impossibilità di mangiare o bere, se non la propria urina), fino all'atto estremo ma necessario di amputarsi l'arto per liberarsi e poter sopravvivere.

A chi può interessare: a chi ha visto il buon film di Danny Boyle e vuole leggere la storia attraverso le parole del protagonista stesso; a chi vuole leggere una storia incredibile di tenacia e coraggio.

mercoledì 30 novembre 2016

Hill-Rosberg, la velocità nel sangue

Ad Abu Dhabi, Nico Rosberg è diventato campione del mondo, come suo padre 34 anni prima. Per la seconda volta nella storia della F1, padre e figlio hanno vinto il titolo. La seconda, perché i primi furono gli Hill.
Damon è il figlio di Graham Hill, campione nel 1962 e nel 1968, e, dopo un esordio nel mondo delle moto, è approdato in Formula 1 nel 1992, alla guida delle Brahbam-Judd, scuderia gloriosa, ma prossima a dissolversi per i problemi finanziari. Anni di alti e bassi, con compagni di scuderia storici.






martedì 29 novembre 2016

Musica in Movimento: Black Sabbath - Paranoid

Torniamo a riproporre un po' di rock che ha fatto storia. Parliamo di un gruppo e di un album che hanno aperto la strada all'heavy metal, anzi, rimane forse il capostipite del genere: ecco i Black Sabbath e il loro "Paranoid". Uscito nel 1970, imperniato di misticismo (talvolta con riferimenti al limite del satanismo), con i sui cambi di ritmo, la chitarra tagliente e un base ritmica sempre intensa, è un album perfetto per accompagnare allenamenti vari.

Si apre con le sirene di "War Pigs", brano antimilitarista della durata di quasi 8', riff tanto semplici quanto fenomenali di Tony Iommi, la voce allucinata di Ozzy Osbourne, la batteria mirabolante di Bill Ward, il basso pulito e ovattato di Terry Geezer Butler. Breve cavalcata rock è la titletrack "Paranoid", con un riff da leggenda, un brano che più o meno ogni gruppo metal al mondo ha inserito nel proprio repertorio di cover. 

lunedì 28 novembre 2016

Dialogo col campione: Sabino Brunello

Sabino Brunello è un grande maestro di scacchi.

Sabino Brunello, classe 1989, è una delle colonne portanti della nazionale italiana, che rappresenta dal 2006. 

Finalista della coppa del mondo FIDE nel 2012, pluricampione italiano a cadenza rapida, è anche vincitore di diversi tornei internazionali, tra i quali il prestigioso Gruppo C del Torneo Tata Steel di Wijk aan Zee (2011) e l'open di Durban (2014).








Secondo te ci sono delle connessioni tra lo stile di gioco di uno scacchista e come si approccia alla vita? Ad esempio una difficoltà a chiudere, uno stile aggressivo nel raggiungere l'obiettivo prefissato o un'attenzione alla strategia... 

Credo che molte persone sulla scacchiera si trasformino. Nella mia esperienza, ho avuto la possibilità di conoscere persone docili, nella vita, capaci di tenere tecniche di gioco molto aggressive. Non saprei dirti se c'è realmente un collegamento. 

venerdì 25 novembre 2016

L'atleta-figlio: molte speranze, poca relazione

Lunedì 21 Novembre Io e Stefano Ruzza siamo stati ospiti a una serata formativa organizzata dallo studio medico e di fisiochinesiterapia "Kinesis". Gli interventi preparati "L'atleta-figlio: molte speranze, poca relazione" e "Professionisti, semi-professionisti, amatori: come essere professionali, dividendosi con il proprio lavoro" hanno suscitato interesse e una buona partecipazione da parte del pubblico. Molte sono state le domande, le esperienze personali e i punti di vista raccontati. Il clima è stato sempre positivo e costruttivo e per me è stata una serata estremamente arricchente.

La riflessione che ho sviluppato durante la serata è ruotata intorno alla mia convinzione che, ad oggi, sia presente un eccessivo bisogno di successo e di realizzazione personale e che questo implichi dei rischi all'interno della relazione genitore-figlio, soprattutto in ambito sportivo.

giovedì 24 novembre 2016

Libreria dello sport: Eugen Herrigel - Lo zen e il tiro con l'arco

Chi è l'autore: Eugen Herrigel, professore di filosofia

Di cosa parla: lo scrittore, Eugen Herrigel, vuole avvicinarsi alle filosofie orientali e allo Zen. Viene accompagnato nella pratica del tiro con l'arco, attraverso cui può capire le differenze estreme tra il pensiero occidentale e quello orientale. Il Maestro lo aiuta in questo difficile processo, arrivando fino al tiro perfetto, il colpo in cui l'arciere diventa un tutt'uno con la sua pratica: arco, braccio, freccia, bersaglio.

A chi può interessare: a chi vuole conoscere una parabola zen in un libro divenuto un piccolo classico.

mercoledì 23 novembre 2016

Musica in Movimento: Saint Motel - Voyeur

Piccola premessa: non ascolto il gruppo di cui parlerò in questo articolo, non mi piace particolarmente, e non mi piace il loro tipo di musica. Ma c'è un ma. Tra tutta la musica pop commerciale degli ultimi anni, quella dei Saint Motel è tra le poche che riesco a tollerare. D'altronde c'è musica pop e musica pop, e la loro, proveniente dal rock, ha un tocco di intelligenza e onestà difficilmente riscontrabile altrove recentemente.

Il loro album di debutto, "Voyeur", sembra fatto apposta per far saltare e ballare, e allora perché non utilizzarlo durante lo sport? Uscito nel 2012, "Voyeur" racchiude perfettamente tutte le idee del giovane quartetto californiano, poi esplose due anni dopo con il tormentone "My Type"

"Feed Me Now" si apre con un semplice e accattivante riff di chitarra dal richiamo latino, atmosfera da festa, e fiati che accompagnano il ritornello trascinante. "Benny Goodman" prosegue con ritmo, sound perfetto e un altro ritornello orecchiabile ma non per questo scontato. "Puzzle Pieces" si apre con un giro di piano a ritmo salsa latina, per poi andare avanti con la solita miscela di melodia e ritornello seducente, con l'ottima voce di A/J Jackson. In "Daydream/Wetdream/Nightmare" ecco un tocco di originalità, data la divisione in tre parti della canzone: il vero protagonista stavolta è il chitarrista solista Aaron Sharp. 


martedì 22 novembre 2016

Chuck ' il vero Rocky Balboa’ Wepner: la forza di rialzarsi

Un ultimo pugno.
L’ultimo diretto alla fine di 15 riprese.
Lacrime, sudore, sangue e dolore. 
Arrivare all’ultimo colpo da sconosciuto, ancora in piedi, nonostante il campione fosse favorito. Più forte, più veloce. Semplicemente: lui è meglio di te, ma tu sei ancora lì. In piedi a prendere mattoni in faccia, mentre il tuo avversario cerca di abbatterti con tutta la forza che ha. Come la vita.
Rocky Balboa non esiste, ma Chuck Wepner si.



Rocky Balboa come Chuck Wepner, Apollo Creed come Muhammad Alì. Il film e la vera storia, il sogno e la realtà.

venerdì 18 novembre 2016

Differenze di performance in gruppo e in solitaria: parte 2

In un precedente articolo (parte 1) abbiamo potuto comprendere come la presenza di compagni di allenamento o di un pubblico possa essere un importante stimolo, per aumentare le nostre performance.

In un noto esperimento, Norman Triplett, psicologo appassionato di sport, dimostrò come alcuni bambini riuscissero ad essere più veloci ed accurati nell'arrotolare una lenza su un rocchetto se vi era la presenza di un gruppo o di osservatori, rispetto a quanto realizzato in solitaria.

Questo esperimento può portarci a credere che le nostre performace sportive saranno di qualità superiore quando avremo intorno a noi degli avversari, compagni di allenamento o un pubblico. Quanto detto è vero in buona parte delle competizioni a cui prendiamo parte e per la maggior parte degli atleti, ma non è così in senso assoluto. Sono infatti presenti alcune variabili da considerare.

giovedì 17 novembre 2016

Libreria dello sport: Nico Valsesia, Andrea Schiavon - La fatica non esiste

Chi è l'autore: Nico Valsesia, ultra runner, ultra biker, alpinista, 5 volte ai primi posti della Race Across America, autore del record da Genova al Monte Bianco; Andrea Schiavon, scrittore appassionato di sport.

Di cosa parla: Nico Valsesia racconta tra aneddoti e ricordi alcune delle sue imprese sportive, dall'attraversamento degli Stati Uniti in bicicletta, al Marocco, fino alla Boliva e al Monte Bianco, sempre in viaggio, alla scoperta del mondo e dei propri limiti.


A chi può interessare: a chi vuole conoscere la normalità di un folle ultra atleta.

mercoledì 16 novembre 2016

Musica in Movimento: Negrita - Reset

Non poche persone mi hanno parlato del bisogno di un conforto di una musica cantata in italiano per superare delle crisi o delle difficoltà, cosa ancora più comprensibile se si gareggia all'estero e per ore si sentono solo lingue straniere. I Negrita sono uno dei gruppi rock italiani più conosciuti, che nel 1999 con "Reset" raggiunsero il successo definitivo nel territorio nazionale. "Reset", quarto album della band, oltre a questo pregio "consolatorio", ha anche una gran forza esplosiva, intervallata da momenti più dolci e melodici, mix perfetto per ogni attività.

Si parte col riff di chitarra di Enrico Salvi che duetta con la voce di Paolo Bruni (per tutti semplicemente Pau) nel ritornello di "Mama Maé", pezzo ormai classico del rock nostrano, un inizio col botto. "Negativo" nel suo incedere sincopato non molla mai il passo, donando grande energia nel fervore elettrico. 

martedì 15 novembre 2016

Giro 2005: una poltrona per due

Stelvio. Freddo e pioggia, il gruppo che sale con un grande passo. Ivan Basso che rimane dietro, la salute non lo assiste. Il favorito crolla, mentre il vincitore dell’anno prima, Damiano Cunego, è sembrato fuori dai giochi fin dall’inizio. 

Chi ha già vinto, chi invece sta sorprendendo il mondo. Il Giro d’Italia è così, ogni anno esce fuori chi meno ti aspetti. Savoldelli e Simoni, i vincenti. Di Luca, l’outsider. Rujano, lo sconosciuto.
Maggio 2005, in quattro per un sogno.

Diciannovesima tappa, alle spalle Savigliano, davanti il Colle delle finestre. Dei quattro sognatori, solo Gilberto Simoni è abbastanza vicino da poterci credere ancora, mentre Di Luca e Rujano sono stati fiaccati dal ‘falco’ e dai chilometri a cronometro.

Comincia la salita e il trentino attacca. Un primo colpo, un secondo. Savoldelli si sfila, mentre il terzetto sale compatto. 5 metri, 20 metri, 20’’, un minuto. La sofferenza sui volti. Simoni ‘a tutta’, Savoldelli con un ghigno di fatica e paura disegnato sul volto.
Tutto in bilico, dopo 22 giorni, ancora sul filo dei secondi.
Il trentino recupera secondi su secondi. Savoldelli non ha compagni di squadra, ma Ardila si sacrifica. Storie di alleanze e ricompense. Il colombiano lo aiuta, lo aspetta, lo scorta. In cima al Colle delle Finestre, Gilberto Simoni ha 2’21” di vantaggio sul rivale. La maglia rosa è sua per 13 secondi. Mancano 25 chilometri.

lunedì 14 novembre 2016

Dialogo col campione: George Biagi

George Biagi è il capitano delle Zebre Rugby, franchise italiana di rugby a 15 con sede a Parma, che partecipa da tale data al Pro12, campionato interconfederale tra franchise gallesi, irlandesi, scozzesi e italiane.

George Biagi, che ricopre il ruolo di seconda linea, ha collezionato numerose presenze con la nazionale italiana di Rugby








Il rugby è uno sport di squadra. Quali sono le caratteristiche di un team coeso ed affiatato? Può un team conflittuale al suo interno essere un team vincente?

Credo che il rugby sia uno sport in cui la coesione e l'affiatamento di gruppo siano particolarmente presenti e importanti. Sono infatti presenti dei momenti specifici per creare gruppo e relazioni, come ad esempio il terzo tempo.
Per ottenere buoni risultati credo che la coesione sia un ingrediente importante, anche se con l'avvento del professionismo alcune cose sono cambiate. Nel professionismo forse c'è meno affiatamento di gruppo, ma c'è l'obiettivo comune di vincere e, di conseguenza, ognuno fa la sua parte per la vittoria.

venerdì 11 novembre 2016

Il Floating: forme di allenamento innovativo

Martedì 8 novembre sono stato invitato dalla Floating Flo di Firenze per parlare di Tecniche di Visualizzazione e Imagery in ambito sportivo

Floating Flo, fondata dall'ing. Paolo Petracchi, è il più importante centro di galleggiamento in Italia, oltre ad essere uno dei pochi ad offrire questo innovativo servizio. Sul territorio nazionale le uniche possibilità per provare questa esperienza, nella sua completezza, sono infatti a Torino, Firenze e Roma.

giovedì 10 novembre 2016

Libreria dello sport: David Foster Wallace - Il Tennis come esperienza religiosa

Chi è l'autore: Davide Foster Wallace, scrittore e saggista, autore di "Infinite Jest", acclamato romanzo del 1996.

Di cosa parla: Wallace, da ex tennista di buon livello, racconta con il suo stile inconfondibile la bellezza estetica del tennis, soprattutto nelle gesta del primo Federer, ma anche tutte le dicotomie e le contraddizioni di questo sport.

A chi può interessare: A chi ama il tennis, a chi ama Davide F. Wallace, e chi vuole leggere un saggio profondo sullo sport.

mercoledì 9 novembre 2016

Musica in movimento: The Cure - Pornography

Appena stati in Italia per tre date, richiamando migliaia di nostalgici appassionati, i britannici The Cure sono stato senz'altro la più influente band dark-wave degli anni '80. E ancor di più, Robert Smith ne è stato il più influente personaggio. Affetto da una carica malinconica/romantica con pochi eguali, Smith è stato, insieme a Ian Curtis, il portavoce dei disagi generazionali del post punk settantino britannico. E in questo senso, "Pornography", del 1982, racchiude la perfetta essenza di quel sound, decadente, paranoico, teso, e allo stesso anche melodico e ritmico.

Batteria elettronica e tastiere aprono la nervosa "One Hundred Years", vero manifesto dark, con ritmo e tensione che non mollano mai per gli oltre 6 minuti di durata. "A Short Term Effect" presenta in primo piano la batteria di Laurence Tolhurst e il basso di Simon Gallup, meno tirata, ma sempre sofferente e senza pause. 

martedì 8 novembre 2016

Michael Schumacher, l'ultima battaglia in rosso

22 Ottobre 2006
Interlagos, Brasile. 
Il mondiale di Formula 1 del 2006 all’ultimo capitolo. Michael Schumacher, il pilota più vincente di sempre, giunto all’ultima pagina della sua carriera. Il titolo in palio, seppur solo per la matematica, dato che nella gara precedente un ritiro era costato carissimo al pilota della Ferrari. 
10 punti da recuperare. Vincere, sperando in un ritiro di Alonso. I tratti di un sogno delineavano i contorni di una speranza, cancellando le certezze a favore di ipotesi e calcoli.
Vincere e sperare. La pole che diventa un miraggio, la vittoria una chimera. Ed è solo sabato. Schumacher deve partire decimo, nell’ultimo step delle prove, l’ennesima sfortuna della stagione: una rottura non identificata non gli permette neppure di entrare in pista.
Alonso è quinto.
Il tedesco parte aggressivo, cerca disperatamente la rimonta, superando ostacoli, piloti e detriti, ma ancora la cattiva sorte si accanisce su di lui. Durante il sorpasso ai danni di Fisichella, la sua posteriore sinistra tocca l’alettone dell’italiano. La gomma è forata, il controllo è difficile. La macchina sbanda, deve rallentare. Il rientro ai box è obbligato, ma per farlo deve percorrere un intero giro. Al rientro in pista è doppiato.
Tutto sfumato, il sogno di chiudere da campione del mondo è ormai rinchiuso nel cassetto.
Poteva rallentare, godersi i suoi ultimi giri guardando il pubblico. Ma 7 titoli non si vincono per caso.

venerdì 4 novembre 2016

I 4 stili emozionali degli atleti

Jim Taylor, importante psicologo sportivo statunitense, ci racconta di aver osservato la presenza di 4 possibili stili emozionali, che contraddistinguono gli atleti. Questi definiscono come un atleta normalmente reagisce a quanto gli accade durante una manifestazione. Quali sono questi stili?

Seether: questi atleti danno l'impressione di essere sempre in uno stato di controllo emotivo, ma in realtà questo accade perchè la rabbia e la frustrazione non hanno ancora raggiunto un livello tale da emergere in superficie. 
Fino a quando le competizioni seguono il corso degli eventi, da loro preventivato, o fino a quando i risultati sono positivi, questi atleti sono capaci di gestire le emozioni. Appena, però, la stagione prende una strada non desiderata o i risultati non sono quelli attesi perdono il controllo emotivo e possono emergere accessi di rabbia o di frustrazione;

giovedì 3 novembre 2016

Libreria dello Sport: Kilian Jornet - La Frontiera Invisibile

Chi è l'autore: Kilian Jornet, sci alpinista, skyrunner e ultratrailer, vincitore di svariati titoli mondiali ed europei, oltre che recordman di salita e discesa di alcune delle principali vette del pianeta.

Di cosa parla: Scritto in forma romanzata (quindi con alcuni eventi e nomi leggermente variati rispetto alla realtà), Kilian Jornet racconta la difficoltà nel ritrovare stimoli dopo la scomparsa di Stéphane Brosse - grande amico, nonché suo maestro e riferimento nello scialpinismo - durante una traversata del Massiccio del Monte Bianco. La storia si concentra nel finale in una spedizione nell'Himalaya, con poco equipaggiamento e senza piani ben definiti, per ritrovare il piacere puro per la montagna, a stretto contatto con l'essenza della natura e lontano dalla visibilità mediatica.

A chi può interessare: A chi vuole leggere una semplice storia di montagna, amicizia e rinascita dopo un periodo difficile. E a chi vuole conoscere meglio il "Kilian Jornet pensiero".

mercoledì 2 novembre 2016

Musica in Movimento: Hüsker Dü - Zen Arcade

Tutto l'hardcore, o tutto il punk, o estendendo ancora di più, tutto il rock, si potrebbe dividere in un pre e post "Zen Arcade", capolavoro del 1984 degli americani Hüsker Dü. Perché tutto ciò? Semplicemente perché con questo album hanno mostrato tutte le enormi potenzialità dell'hardcore, non solo canzoni urlate e iper veloci su basi strutturali di 3 accordi, ma sonorità ricercate, continui cambi di umore e di ritmo, senza tralasciare un certo gusto per la melodia, mai banale e mai eccessiva, facendo da precursori al noise degli Sonic Youth e al grunge dei Nirvana, il tutto con un lavoro che rappresenta un vero e proprio concept-album, ovvero la storia di un ragazzo che lascia casa per vivere da solo, con tutte le sue vicissitudini. E non si può non consigliarne l'ascolto a tutto volume per accompagnare intense attività fisiche.

martedì 1 novembre 2016

La rivoluzione su due ruote: VR46



Welkom, Sud Africa.
18 Aprile 2004.

Accovacciato accanto alle gomme, con la tua moto sulla sinistra. Guardarla e piangere. Vincere, contro tutto e contro tutti.

La MotoGp è arrivata alla sua seconda rivoluzione, dopo il passaggio da 500cc a 1000cc di due stagioni prima: Valentino Rossi, 5 volte campione del mondo ( 3 in top class), lascia la Honda, la moto migliore degli ultimi dieci anni, per approdare in Yamaha, un mezzo di media competitività che, fino all’anno prima, era nelle mani del suo rivale, Max Biaggi. 
Uno scambio di moto che sembrava cambiare i favori del pronostico: Rossi attardato, Biaggi e Gibernau i più accreditati.
Una scelta azzardata del ragazzo di Tavullia, desideroso di mostrare al mondo dei motori di essere il più forte, senza differenza di mezzi.
Welkom, lo scenario della rivoluzione.
Nelle prove Valentino ottiene la pole position davanti ai suoi due rivali. Gibernau secondo, Biaggi terzo.
Valentino parte bene, prova a scappare, ma non ci riesce. Max si avvicina, lo passa. Il ritmo del romano è adatto alla fuga solitaria, il 46 lo sa. Non aspetta nemmeno una curva. Nella prima piega disponibile lo risupera. La gara è tesa, Gibernau si rifà sotto. Il terzetto si scambia le posizioni continuamente, Rossi non accetta di stare dietro, vuole tenere la testa, deve mantenere la testa. Imporre il suo ritmo è l’unica chance che ha per non far scappare i rivali. 

venerdì 28 ottobre 2016

Differenza di performance in gruppo o in solitaria

Oggi vi voglio parlare di quello che viene considerato il primo esperimento di psicologia sociale, nonchè il primo esperimento di psicologia sportiva. 

Norman Triplett, nel 1897, si accorse che i campioni di ciclismo e di nuoto ottenevano tempi differenti se si allenavano soli o in gruppo e se gareggiavano con o senza la presenza del pubblico. 
L'andatura di un ciclista era infatti più elevata quando si posizionava in gruppo, rispetto a quando pedalava solo ed i nuotatori ottenevano performance più elevate quando le competizioni si svolgevano davanti ad un pubblico.

giovedì 27 ottobre 2016

Libreria dello sport: Muhammad Alì - Il Più Grande

Chi è l'autore: Muhammad Alì, ex pugile, medaglia d'oro olimpica e pluricampione mondiale dei pesi massimi.

Di cosa parla: autobiografia pubblicata la prima volta nel 1975. Alì non si limita a raccontare le vittorie, ma anche le sconfitte, le difficoltà dell'emergere da un ambiente razziste, i timori, i sacrifici per giungere al successo, senza mai tralasciare quel suo modo spavaldo, orgoglioso e sfacciato, di definirsi "il più grande".

A chi può interessare: rivolto a tutti, per scoprire cosa c'è nella persona considerata il più influente sportivo di tutti i tempi.



mercoledì 26 ottobre 2016

Musica in movimento: Godspeed You Black Emperor! - Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven!

Passiamo stavolta ad una musica poco conosciuta, un gruppo non facente parte del main stream, ma fondamentale soprattutto nel passaggio a cavallo dei due millenni: parliamo dei canadesi Godspeed You Black Emperor! e del loro album "Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven!", uscito proprio nel 2000. Spesso accostati al neo-progressive - o al post-rock - hanno invece sempre dimostrato di essere indipendenti da qualsiasi etichettatura, fedeli al loro modo di essere e suonare totalmente anarchico.

L'album - doppio - è lungo un'ora e mezza, adattissimo per lunghi allenamenti in solitaria, soprattutto se accompagnato anche dal resto della discografia. Si tratta di musica fondamentalmente strumentale, con pochi sprazzi qua e là di voci e dialoghi di fondo, ma mai vere melodie vocali. Quattro lunghe suite che permettono di entrare in stati quasi ipnotici. Nonostante la lunghezza non esiste noia e non esistono ripetizioni. Una selva sonora intensa e senza pause.

martedì 25 ottobre 2016

Cadel Evans in 4 atti

La faccia da bravo ragazzo, quello sguardo cupo di chi corre con la forza di un guerriero e la sensibilità di un poeta, superando ogni limite con il coraggio di non arrendersi.
Cadel Evans in 4 atti.


30 Maggio 2002: il crollo.
La maglia rosa sulle spalle, il gruppo che scappa, Savoldelli che corre verso la vittoria del Giro. 
Salire a ‘zig zag’, l’ultima risorsa di chi ha già dato l’anima su quella maledetta bicicletta. Il 'falco'  vola, Evans atterra al suolo pesantemente. Da primo a quattordicesimo, dal successo alla sconfitta in una crisi di fame. Sull’ascesa verso Folgaria, il 25enne ex biker perde 15’ e la possibilità di vincere il Giro, dopo essere sembrato il più forte fino a quel momento. Scalare un sogno.
Il 2002 è l’anno della rivelazione, non basta un crollo a nasconderne il talento.
Evans riparte, la Telekom lo vuole. La squadra tedesca ingaggia due dei tre protagonisti del Giro d’Italia 2002, l’australiano sconfitto e l’italiano vincitore (il terzo protagonista era Tyler Hamilton, che ha affrontato l’intera corsa rosa con una frattura alla clavicola, ma questa, come direbbe Federico Buffa, è un’altra storia). 2003 e 2004. Due stagioni, due corridori, lo stesso destino. Nessun lampo, solo infortuni. 


venerdì 21 ottobre 2016

Perfezionismo: risorsa o limite nello sport

Il perfezionismo può essere definito come “il comportamento volto a ricercare, anche in modo compulsivo, standard elevati di prestazione e, più nello specifico, si identifica con la tendenza personale ad impegnarsi anche oltre misura senza una critica valutazione del proprio impegno” (Sciminione, 2014).

Seppure il perfezionismo possa venire considerato un fattore predisponente al successo sportivo, motivando gli atleti ad impegnarsi nella ricerca di prestazioni eccellenti, questo può, se associato ad un alto livello di autocritica e ad uno stile di pensiero ruminante, rendere gli atleti più sensibili agli stressor interni ed esterni. Molte ricerche associano infatti un alto livello di perfezionismo e di autocritica a una maggiore predisposizione al burn-out sportivo (Hill, Hall, Appleton, Kozub, 2008). Tale tratto può portare quindi ad esiti molto positivi, come decisamente negativi.

Si segnala come, indipendentemente dagli esiti positivi, livelli molto alti di perfezionismo si possano correlare all'utilizzo di sostanze dopanti (Zucchetti, 2015). 


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mercoledì 19 ottobre 2016

Musica in Movimento: Bob Dylan - Bringing It All Back Home

Vogliamo anche noi rendere omaggio a Bob Dylan dopo il suo recente incoronamento al Nobel per la letteratura? Certo che vogliamo! E bando subito alle critiche al suo premio: innanzitutto, al Nobel si dà fin troppa importanza, ed è abbastanza risaputa la capacità dell'Accademia svedese di sviare e fare scelte "particolari" (soprattutto nella letteratura), ma che i testi di Bob Dylan siano degni del più alto riconoscimento, è indubbio.

Riguardo alla sua musica, non è stato semplice scegliere un album da consigliare apprezzabile durante lo sport. I primi album troppo folk, semplice chitarra e voce, gli ultimi hanno richiami troppo classici, niente di memorabile; giusto mentre avevo deciso di dedicare l'articolo a "Highway 51 Revisited", il primo interamente elettrico, quello della svolta dichiarata del vecchio menestrello, quello di "Like A Rolling Stone", ecco che ho pensato al perfetto album da consigliare per chi si avvicinasse al grande Robert Allan Zimmermann (vero nome del cantautore), ossia "Bringing It All Back Home", del 1965: diviso in due parti, una elettrica e una acustica, racchiude perfettamente le prime delle molte anime di Dylan.

martedì 18 ottobre 2016

Ullrich vs. Armstrong: gocce di Tour


26 Luglio 2003. La pioggia battente sconvolge il nord-ovest della Francia, mentre la carovana gialla del Tour de France si avvia all’ultima battaglia.
Lance Armstrong contro Jan Ullrich, Stati Uniti contro Germania, in un capitolo conclusivo che sa di resa dei conti.
Negli anni precedenti, il cowboy aveva avuto sempre la meglio sul panzer. L’aveva staccato, disgregato e sportivamente umiliato, mentre inanellava Tour de France come se fossero pendagli.
Una vittoria dopo l’altra, uno strapotere giunto al suo quinto atto. Prima che tutto fosse dato in pasto ai media, prima che le vittorie venissero cancellate dal doping.
Jan Ullrich non è mai stato un professionista esemplare, e non solo per il coinvolgimento nell’ ‘Operacion Puerto’.
Svogliato, pigro, poco incline a un’alimentazione da sportivo, era un corridore dotato di talento, ma con poca fibra morale.
15 kg in sovrappeso a inizio stagione, la speranza di perderli in corso di gara, l’amore per i night club. Ullrich è stato il primo avversario di se stesso.
Una vittoria e quattro secondi posti, fino a quel momento.

Lance, invece, era una macchina. Mentalmente e fisicamente, un cyborg dominante in grado di vincere quattro Tour consecutivi.
26 Luglio 2003. La pioggia diventa torrenziale, Armstrong non al meglio, Jan che mulinava incessantemente i pedali. Pochi chilometri di distanza da un sogno per il tedesco, da un incubo per lo statunitense. La pioggia e l’asfalto viscido.
Pochi secondi a vantaggio di Armstrong, un soffio di vento.
Qualche giorno prima, il 21 Luglio, con il gruppo diretto a Luz Ardiden,uno dei capitoli più emozionanti della loro rivalità.
Ultima salita, Armstrong attacca. Iban Mayo nella sua scia, Ullrich subito dietro. L’Americano insiste, i rivali rispondono, ma il forcing sembra poter essere efficace. Lance è al massimo sforzo, non si accorge di un sacchetto giallo davanti a se. 


Cade rovinosamente. Ullrich passa, il ritmo è alto. Può attaccare e infliggere il colpo del KO all’avversario, già piegato durante la precedente cronometro. Eppure è titubante, non vuole vincere così. Vuole dimostrare di essere il più forte pedalando, non approfittando delle difficoltà del rivale.
Non insiste, rallenta, mentre Tyler Hamilton convince il gruppo ad aspettare il Texano. L’onore prima della vittoria.
Armstrong rientrerà in gruppo e libererà tutta la sua furia agonistica, vincendo in solitaria. Guadagnando quei secondi che poi si riveleranno essenziali.
Il 26 Luglio, a pochi chilometri dal termine, il risultato è in bilico.

Ullrich vola, si sta giocando il tutto per tutto. Le curve sembrano non esistere, mentre chinato sulle appendici aerodinamiche sembra andare più veloce del cronometro.
Troppo veloce, una rotonda gli fa perdere l’anteriore ed è un freddissimo e umido contatto con il suolo. La maglia si apre, il tempo sembra fermarsi ancora. Si rialza e risale in sella, ma la tragedia ormai è compiuta.
Armstrong s’invola, il ghigno di chi ha appena vinto ancora.
Un minuto li dividerà sui Campi Elisi. Un minuto per un Tour de France, ma la consapevolezza di aver saputo mettere l’onore davanti al trionfo.
Gli scandali hanno colorato di dubbi le vittorie, ma le emozioni di quel 26 Luglio rimarranno sempre nella memoria di chi ha assistito a una delle cronometro più avvincenti della storia del ciclismo.
Jan Ullrich, a un passo dal sogno.

‘Voglio solo le vittorie ottenute in bicicletta, non quelle a tavolino’


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lunedì 17 ottobre 2016

Dialogo col campione: Massimiliano Mondello

Massimiliano Mondello con i suoi 34 titoli assoluti è stato il giocatore italiano di tennistavolo più titolato di tutti i tempi.
Ha vinto 10 titoli italiani individuali assoluti, 8 nel doppio maschile, 5 nel doppio misto, 11 scudetti nella seria A1. 
Massimiliano Mondello, a livello internazionale, è stato medaglia d'argento di doppio con Lorenzo Nannoni ai Giochi del Mediterraneo del 1993; ha raggiunto con la Nazionale italiana il terzo posto nei Campionati mondiali del 2000 a Kuala Lumpur, risultato più prestigioso mai raggiunto dall'Italia nel tennistavolo. A squadre ha raggiunto 2 finali e 2 semifinali di Coppa Campioni.








Ciao, per iniziare vorrei chiederti se secondo te esistono delle doti mentali che caratterizzano il buon giocatore di tennis tavolo. Cosa ne pensi?

Secondo me, nel tennis tavolo, come in tutti le discipline, ci deve essere il giusto approccio allo sport professionistico. Fare sport a livello amatoriale e a livello professionistico sono due cose molto diverse.
Quando giochi a livello professionistico devi essere pronto a gestire momenti di alta tensione. In campionati europei, mondiali e Pro Tour la testa diventa un fattore molto importante. Conta per il 70/80%, a mio parere, nel tennis tavolo.
Ciò che fa la differenza nel mondo professionistico è proprio la testa e il saper avere il giusto approccio allo sport e alla vita professionistica. Se non riesci a stare concentrato e non sei capace di reggere stress intensi o a lungo termine troverai molte difficoltà nel professionismo. La tecnica può essere migliorata e modificata, ma non basta.
Puoi fare un buon torneo, ma se non hai la testa non riuscirai ad avere la giusta continuità per farne 10 di fila. La continuità è un ingrediente importante per diventare un giocatore di alto livello.

venerdì 14 ottobre 2016

Esercizi per la mente-corpo: il massaggio sulla pancia

L'esercizio che propongo oggi viene presentato nel libro di Maureen Murdock "L'immaginazione guidata con i bambini e gli adolescenti. Esercizi e tecniche per l'apprendimento, la creatività e il rilassamento" e si intitola "il massaggio sulla pancia".

Seppure il libro che prima ho citato sia indirizzato a bambini ed adolescenti, quando ho letto la presentazione di questo esercizio ho subito pensato che potesse avere un grande valore per gli sportivi, soprattutto per coloro che si rivolgono a discipline in cui la coordinazione motoria è un requisito importante. Tennisti, pallavolisti, calciatori, Trail Runner è la maggior parte degli atleti possono, a mio avviso, trarre grande giovamento da questo semplice esercizio.  

giovedì 13 ottobre 2016

Libreria dello sport - Hervé Barmasse - La Montagna Dentro

Chi è l'autore: Hervé Barmasse, alpinista valdostano, tra i più importanti degli ultimi anni.


Di cosa parla: Hervé racconta la propria vita, sempre a contatto stretto con la montagna, concentrandosi soprattutto sulla passione per le grandi avventure alpinistiche, affrontandole però da un punto di vista umano, e non per forza atletico.



A chi può interessare: a chi vuole conoscere la storia di un grande amante della montagna, cercando di comprendere il valore umano delle difficili scalate alpinistiche.

mercoledì 12 ottobre 2016

Musica in Movimento: Green Day - Insomniac

I Green Day sono un gruppo rock tra i più conosciuti degli ultimi 20 anni, autori di canzoni e album di grande successo commerciale. Famosi come i più importanti esportatori del pop-punk americano esploso nella metà degli anni '90, hanno alternato lavori di ottimo riscontro ad altri di minor impatto, passando da musiche più dure ad altre fin troppo orecchiabili. 

La loro esplosione avvenne nel 1994 con "Dookie", trascinato dai singoli "Basket Case" e "When I Comes Around", ma se devo scegliere un album da consigliare, mi butto si "Insomniac", del '95, meno curato, più grezzo, forse meno immediato, ma decisamente più adatto da ascoltare durante un'attività intensa di poco più di mezz'ora, tant'è che ancora oggi non lo disprezzo durante alcune uscite o esercizi in casa.