venerdì 29 gennaio 2016

Le emozioni che ci aiutano nello sport

Oggi presentiamo la divisione che Hagtvet e Hanin (2007) delineano dello spettro emotivo che un atleta può provare e di come questo può influire sulla performance.

Gli autori dividono le emozioni in funzionali e disfunzionali al raggiungimento di un obiettivo sportivo, per poi suddividerle nuovamente in emozioni positive e negative. Emergono quindi 4 gruppi emozionali: 1) Emozioni positive e funzionali; 2) Emozioni negative e funzionali; 3) Emozioni disfunzionali e positive; 4) Emozioni disfunzionali e negative.

L'aspetto di interesse di questa concettualizzazione teorica consiste nel non concepire come necessariamente funzionale al raggiungimento di un obiettivo un'emozione che provoca in noi uno stato d'animo positivo, come non valutano necessariamente disfunzionale un'emozione che produce in noi uno stato d'animo negativo.

Di seguito andiamo a presentare più approfonditamente questi 4 gruppi: 


  • Emozioni positive e funzionali (P+): rientrano in questo gruppo le emozioni capaci di generare stati di piacere e soddisfazione, ma che al contempo favoriscono il raggiungimento di una prestazione sportiva eccellente. Esempi possono essere la fiducia in se stessi, l'ottimismo, un'attivazione adeguata;
  • Emozioni negative e funzionali (N+): sono emozioni che normalmente generano esperienze percepite come spiacevoli, ma che in alcuni casi sono fattori catalazzanti il raggiungimento di un risultato sportivo. La rabbia, ad esempio, in molti sport diventa un importante carburante per ottenere risultati di rilievo;
  • Emozioni positive e disfunzionali (P-): in questo gruppo rientrano stati emotivi che generano in noi piacere e godimento, ma che sono disfunzionali a livello sportivo. Uno stato di rilassamento completo può generare infatti una perdita di reattiività e impattare negativamente sul tono muscolare;
  • Emozioni negative e disfunzionali (N-): esistono delle emozioni che oltre a generare la percezione di uno stato di malessere vanno a danneggiare la performance sportiva. L'agitazione o una paura eccessiva, solitamente, tolgono importanti energie ad un atleta e non gli permettono di concentrarsi completamente sul compito che sta svolgendo o che andrà a svolgere.

Molto spesso saper collocare la presenza di un'emozione in uno dei precedenti, dipende da fattori situazionali e di contesto. Ad esempio la paura, emozione che genera vissuti generalmente negativi, può diventare funzionale o disfunzionale in relazione a 2 fattori: 1) L'intensità della stessa; 2) Lo sport praticato

Uno sportivo che pratica arrampicata troverà nella paura un'emozione funzionale, capace di salvargli la vita, se vissuta nel momento adatto e con la giusta intensità. Se provata in un momento non adatto, ad esempio in un passaggio da affrontare con agilità, come anche in un momento adatto, ma con un'intensità eccessiva, come prendere la decisione di proseguire o meno nell'arrampicata, porterà a un decadimento della prestazione o a un crollo della stessa. 

Lo stesso ragionamento può essere applicato alle emozioni positive come la fiducia in se stessi o l'ottimismo. L'ottimismo, emozione positiva, è normalmente associato alla sensazione di poter raggiungere ciò che vogliamo ed è un importante predittore di successo, Un ottimismo eccessivo, che seppure genera stati positivamenti, può portare a sottovalutare le difficoltà che si incontreranno o a dosare male le energie all'interno di una competizione.

BIBLIOGRAFIA
Hagtvet K.A., Hanin Y.L., (2007), Consistency of performance-related emotion. In applied to the IZOF model psychology of Sport&Exercise, vol.8

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