venerdì 28 ottobre 2016

Differenza di performance in gruppo o in solitaria

Oggi vi voglio parlare di quello che viene considerato il primo esperimento di psicologia sociale, nonchè il primo esperimento di psicologia sportiva. 

Norman Triplett, nel 1897, si accorse che i campioni di ciclismo e di nuoto ottenevano tempi differenti se si allenavano soli o in gruppo e se gareggiavano con o senza la presenza del pubblico. 
L'andatura di un ciclista era infatti più elevata quando si posizionava in gruppo, rispetto a quando pedalava solo ed i nuotatori ottenevano performance più elevate quando le competizioni si svolgevano davanti ad un pubblico.

giovedì 27 ottobre 2016

Libreria dello sport: Muhammad Alì - Il Più Grande

Chi è l'autore: Muhammad Alì, ex pugile, medaglia d'oro olimpica e pluricampione mondiale dei pesi massimi.

Di cosa parla: autobiografia pubblicata la prima volta nel 1975. Alì non si limita a raccontare le vittorie, ma anche le sconfitte, le difficoltà dell'emergere da un ambiente razziste, i timori, i sacrifici per giungere al successo, senza mai tralasciare quel suo modo spavaldo, orgoglioso e sfacciato, di definirsi "il più grande".

A chi può interessare: rivolto a tutti, per scoprire cosa c'è nella persona considerata il più influente sportivo di tutti i tempi.



mercoledì 26 ottobre 2016

Musica in movimento: Godspeed You Black Emperor! - Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven!

Passiamo stavolta ad una musica poco conosciuta, un gruppo non facente parte del main stream, ma fondamentale soprattutto nel passaggio a cavallo dei due millenni: parliamo dei canadesi Godspeed You Black Emperor! e del loro album "Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven!", uscito proprio nel 2000. Spesso accostati al neo-progressive - o al post-rock - hanno invece sempre dimostrato di essere indipendenti da qualsiasi etichettatura, fedeli al loro modo di essere e suonare totalmente anarchico.

L'album - doppio - è lungo un'ora e mezza, adattissimo per lunghi allenamenti in solitaria, soprattutto se accompagnato anche dal resto della discografia. Si tratta di musica fondamentalmente strumentale, con pochi sprazzi qua e là di voci e dialoghi di fondo, ma mai vere melodie vocali. Quattro lunghe suite che permettono di entrare in stati quasi ipnotici. Nonostante la lunghezza non esiste noia e non esistono ripetizioni. Una selva sonora intensa e senza pause.

martedì 25 ottobre 2016

Cadel Evans in 4 atti

La faccia da bravo ragazzo, quello sguardo cupo di chi corre con la forza di un guerriero e la sensibilità di un poeta, superando ogni limite con il coraggio di non arrendersi.
Cadel Evans in 4 atti.


30 Maggio 2002: il crollo.
La maglia rosa sulle spalle, il gruppo che scappa, Savoldelli che corre verso la vittoria del Giro. 
Salire a ‘zig zag’, l’ultima risorsa di chi ha già dato l’anima su quella maledetta bicicletta. Il 'falco'  vola, Evans atterra al suolo pesantemente. Da primo a quattordicesimo, dal successo alla sconfitta in una crisi di fame. Sull’ascesa verso Folgaria, il 25enne ex biker perde 15’ e la possibilità di vincere il Giro, dopo essere sembrato il più forte fino a quel momento. Scalare un sogno.
Il 2002 è l’anno della rivelazione, non basta un crollo a nasconderne il talento.
Evans riparte, la Telekom lo vuole. La squadra tedesca ingaggia due dei tre protagonisti del Giro d’Italia 2002, l’australiano sconfitto e l’italiano vincitore (il terzo protagonista era Tyler Hamilton, che ha affrontato l’intera corsa rosa con una frattura alla clavicola, ma questa, come direbbe Federico Buffa, è un’altra storia). 2003 e 2004. Due stagioni, due corridori, lo stesso destino. Nessun lampo, solo infortuni. 


venerdì 21 ottobre 2016

Perfezionismo: risorsa o limite nello sport

Il perfezionismo può essere definito come “il comportamento volto a ricercare, anche in modo compulsivo, standard elevati di prestazione e, più nello specifico, si identifica con la tendenza personale ad impegnarsi anche oltre misura senza una critica valutazione del proprio impegno” (Sciminione, 2014).

Seppure il perfezionismo possa venire considerato un fattore predisponente al successo sportivo, motivando gli atleti ad impegnarsi nella ricerca di prestazioni eccellenti, questo può, se associato ad un alto livello di autocritica e ad uno stile di pensiero ruminante, rendere gli atleti più sensibili agli stressor interni ed esterni. Molte ricerche associano infatti un alto livello di perfezionismo e di autocritica a una maggiore predisposizione al burn-out sportivo (Hill, Hall, Appleton, Kozub, 2008). Tale tratto può portare quindi ad esiti molto positivi, come decisamente negativi.

Si segnala come, indipendentemente dagli esiti positivi, livelli molto alti di perfezionismo si possano correlare all'utilizzo di sostanze dopanti (Zucchetti, 2015). 


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mercoledì 19 ottobre 2016

Musica in Movimento: Bob Dylan - Bringing It All Back Home

Vogliamo anche noi rendere omaggio a Bob Dylan dopo il suo recente incoronamento al Nobel per la letteratura? Certo che vogliamo! E bando subito alle critiche al suo premio: innanzitutto, al Nobel si dà fin troppa importanza, ed è abbastanza risaputa la capacità dell'Accademia svedese di sviare e fare scelte "particolari" (soprattutto nella letteratura), ma che i testi di Bob Dylan siano degni del più alto riconoscimento, è indubbio.

Riguardo alla sua musica, non è stato semplice scegliere un album da consigliare apprezzabile durante lo sport. I primi album troppo folk, semplice chitarra e voce, gli ultimi hanno richiami troppo classici, niente di memorabile; giusto mentre avevo deciso di dedicare l'articolo a "Highway 51 Revisited", il primo interamente elettrico, quello della svolta dichiarata del vecchio menestrello, quello di "Like A Rolling Stone", ecco che ho pensato al perfetto album da consigliare per chi si avvicinasse al grande Robert Allan Zimmermann (vero nome del cantautore), ossia "Bringing It All Back Home", del 1965: diviso in due parti, una elettrica e una acustica, racchiude perfettamente le prime delle molte anime di Dylan.

martedì 18 ottobre 2016

Ullrich vs. Armstrong: gocce di Tour


26 Luglio 2003. La pioggia battente sconvolge il nord-ovest della Francia, mentre la carovana gialla del Tour de France si avvia all’ultima battaglia.
Lance Armstrong contro Jan Ullrich, Stati Uniti contro Germania, in un capitolo conclusivo che sa di resa dei conti.
Negli anni precedenti, il cowboy aveva avuto sempre la meglio sul panzer. L’aveva staccato, disgregato e sportivamente umiliato, mentre inanellava Tour de France come se fossero pendagli.
Una vittoria dopo l’altra, uno strapotere giunto al suo quinto atto. Prima che tutto fosse dato in pasto ai media, prima che le vittorie venissero cancellate dal doping.
Jan Ullrich non è mai stato un professionista esemplare, e non solo per il coinvolgimento nell’ ‘Operacion Puerto’.
Svogliato, pigro, poco incline a un’alimentazione da sportivo, era un corridore dotato di talento, ma con poca fibra morale.
15 kg in sovrappeso a inizio stagione, la speranza di perderli in corso di gara, l’amore per i night club. Ullrich è stato il primo avversario di se stesso.
Una vittoria e quattro secondi posti, fino a quel momento.

Lance, invece, era una macchina. Mentalmente e fisicamente, un cyborg dominante in grado di vincere quattro Tour consecutivi.
26 Luglio 2003. La pioggia diventa torrenziale, Armstrong non al meglio, Jan che mulinava incessantemente i pedali. Pochi chilometri di distanza da un sogno per il tedesco, da un incubo per lo statunitense. La pioggia e l’asfalto viscido.
Pochi secondi a vantaggio di Armstrong, un soffio di vento.
Qualche giorno prima, il 21 Luglio, con il gruppo diretto a Luz Ardiden,uno dei capitoli più emozionanti della loro rivalità.
Ultima salita, Armstrong attacca. Iban Mayo nella sua scia, Ullrich subito dietro. L’Americano insiste, i rivali rispondono, ma il forcing sembra poter essere efficace. Lance è al massimo sforzo, non si accorge di un sacchetto giallo davanti a se. 


Cade rovinosamente. Ullrich passa, il ritmo è alto. Può attaccare e infliggere il colpo del KO all’avversario, già piegato durante la precedente cronometro. Eppure è titubante, non vuole vincere così. Vuole dimostrare di essere il più forte pedalando, non approfittando delle difficoltà del rivale.
Non insiste, rallenta, mentre Tyler Hamilton convince il gruppo ad aspettare il Texano. L’onore prima della vittoria.
Armstrong rientrerà in gruppo e libererà tutta la sua furia agonistica, vincendo in solitaria. Guadagnando quei secondi che poi si riveleranno essenziali.
Il 26 Luglio, a pochi chilometri dal termine, il risultato è in bilico.

Ullrich vola, si sta giocando il tutto per tutto. Le curve sembrano non esistere, mentre chinato sulle appendici aerodinamiche sembra andare più veloce del cronometro.
Troppo veloce, una rotonda gli fa perdere l’anteriore ed è un freddissimo e umido contatto con il suolo. La maglia si apre, il tempo sembra fermarsi ancora. Si rialza e risale in sella, ma la tragedia ormai è compiuta.
Armstrong s’invola, il ghigno di chi ha appena vinto ancora.
Un minuto li dividerà sui Campi Elisi. Un minuto per un Tour de France, ma la consapevolezza di aver saputo mettere l’onore davanti al trionfo.
Gli scandali hanno colorato di dubbi le vittorie, ma le emozioni di quel 26 Luglio rimarranno sempre nella memoria di chi ha assistito a una delle cronometro più avvincenti della storia del ciclismo.
Jan Ullrich, a un passo dal sogno.

‘Voglio solo le vittorie ottenute in bicicletta, non quelle a tavolino’


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lunedì 17 ottobre 2016

Dialogo col campione: Massimiliano Mondello

Massimiliano Mondello con i suoi 34 titoli assoluti è stato il giocatore italiano di tennistavolo più titolato di tutti i tempi.
Ha vinto 10 titoli italiani individuali assoluti, 8 nel doppio maschile, 5 nel doppio misto, 11 scudetti nella seria A1. 
Massimiliano Mondello, a livello internazionale, è stato medaglia d'argento di doppio con Lorenzo Nannoni ai Giochi del Mediterraneo del 1993; ha raggiunto con la Nazionale italiana il terzo posto nei Campionati mondiali del 2000 a Kuala Lumpur, risultato più prestigioso mai raggiunto dall'Italia nel tennistavolo. A squadre ha raggiunto 2 finali e 2 semifinali di Coppa Campioni.








Ciao, per iniziare vorrei chiederti se secondo te esistono delle doti mentali che caratterizzano il buon giocatore di tennis tavolo. Cosa ne pensi?

Secondo me, nel tennis tavolo, come in tutti le discipline, ci deve essere il giusto approccio allo sport professionistico. Fare sport a livello amatoriale e a livello professionistico sono due cose molto diverse.
Quando giochi a livello professionistico devi essere pronto a gestire momenti di alta tensione. In campionati europei, mondiali e Pro Tour la testa diventa un fattore molto importante. Conta per il 70/80%, a mio parere, nel tennis tavolo.
Ciò che fa la differenza nel mondo professionistico è proprio la testa e il saper avere il giusto approccio allo sport e alla vita professionistica. Se non riesci a stare concentrato e non sei capace di reggere stress intensi o a lungo termine troverai molte difficoltà nel professionismo. La tecnica può essere migliorata e modificata, ma non basta.
Puoi fare un buon torneo, ma se non hai la testa non riuscirai ad avere la giusta continuità per farne 10 di fila. La continuità è un ingrediente importante per diventare un giocatore di alto livello.

venerdì 14 ottobre 2016

Esercizi per la mente-corpo: il massaggio sulla pancia

L'esercizio che propongo oggi viene presentato nel libro di Maureen Murdock "L'immaginazione guidata con i bambini e gli adolescenti. Esercizi e tecniche per l'apprendimento, la creatività e il rilassamento" e si intitola "il massaggio sulla pancia".

Seppure il libro che prima ho citato sia indirizzato a bambini ed adolescenti, quando ho letto la presentazione di questo esercizio ho subito pensato che potesse avere un grande valore per gli sportivi, soprattutto per coloro che si rivolgono a discipline in cui la coordinazione motoria è un requisito importante. Tennisti, pallavolisti, calciatori, Trail Runner è la maggior parte degli atleti possono, a mio avviso, trarre grande giovamento da questo semplice esercizio.  

giovedì 13 ottobre 2016

Libreria dello sport - Hervé Barmasse - La Montagna Dentro

Chi è l'autore: Hervé Barmasse, alpinista valdostano, tra i più importanti degli ultimi anni.


Di cosa parla: Hervé racconta la propria vita, sempre a contatto stretto con la montagna, concentrandosi soprattutto sulla passione per le grandi avventure alpinistiche, affrontandole però da un punto di vista umano, e non per forza atletico.



A chi può interessare: a chi vuole conoscere la storia di un grande amante della montagna, cercando di comprendere il valore umano delle difficili scalate alpinistiche.

mercoledì 12 ottobre 2016

Musica in Movimento: Green Day - Insomniac

I Green Day sono un gruppo rock tra i più conosciuti degli ultimi 20 anni, autori di canzoni e album di grande successo commerciale. Famosi come i più importanti esportatori del pop-punk americano esploso nella metà degli anni '90, hanno alternato lavori di ottimo riscontro ad altri di minor impatto, passando da musiche più dure ad altre fin troppo orecchiabili. 

La loro esplosione avvenne nel 1994 con "Dookie", trascinato dai singoli "Basket Case" e "When I Comes Around", ma se devo scegliere un album da consigliare, mi butto si "Insomniac", del '95, meno curato, più grezzo, forse meno immediato, ma decisamente più adatto da ascoltare durante un'attività intensa di poco più di mezz'ora, tant'è che ancora oggi non lo disprezzo durante alcune uscite o esercizi in casa.

martedì 11 ottobre 2016

Andy Van de Meyde, la fragilità di un talento di cristallo

Le mani davanti al viso, la destra vicinissima agli occhi, aperta, come un mirino, mentre la sinistra si allontana verso il cielo, a simulare la canna di un fucile.
Guardarsi attorno e vedere lo stadio olimpico ammutolito, i tifosi della Roma attoniti, i visi tirati in un misto di odio e ammirazione, mentre i compagni gli correvano incontro. Chivu, Sneijder, Van Der Vaart, Ibrahimovic, una generazione irripetibile per l’Ajax che, in una notte d’autunno, conquistò l’Olimpico.


Era il 2002, Andy Van Der Meyde aveva 23 anni ed era considerato uno dei talenti più puri che il calcio olandese avesse sfornato negli ultimi 20 anni. La precisione al cross, il dribbling ubriacante, la velocità di un giovane nel fiore dei suoi anni, così forte da non potersi non innamorare di lui. 
Nella terra di Van Gogh lo idolatrano, l’Europa gli mette gli occhi addosso, l’Inter lo compra per regalare il pezzo pregiato al suo allenatore, Hector Cuper, l’hombre vertical argentino, che faceva del gioco sulle fasce il punto nevralgico della sua tattica.

lunedì 10 ottobre 2016

Dialogo col campione: Giulio Ornati

Foto di Andrea Callera
Giulio Ornati è un trailer italiano, che corre nel Team Salomon Isostad.

Vincitore di numerose competizioni, ha riportato l'Italia nella top ten dell'Ultra Trail du Mont Blanc dopo quasi 10 anni. L'ultimo a riuscire nell'impresa è stato infatti Tagliaferri nel 2008.












Quest'anno all'UMTB hai portato a termine una gara super, caratterizzata da un'ottima tenuta fisica e mentale. Prima dell'UTMB hai però sempre dato il meglio di te su distanze più corte. Cosa è cambiato? Hai svolto una preparazione anche mentale o unicamente fisica?

La modifica più grande è stata iniziare a farmi seguire da Fulvio Massa. Prima ero una sorta di autodidatta, ora Fulvio, che è diventato il mio allenatore, mi segue sotto tutti gli aspetti. Questo è stato un grande cambiamento.
Un aspetto ulteriore è che ho impostato tutta la stagione sull'obiettivo UTMB. Tutte le gare erano in funzione del bianco e anche gli allenamenti, seppure fossero finalizzati alla gara più vicina, avevano sempre un occhio per l'UTMB.
Inoltre, dal punto di vista mentale, ho iniziato a fare Yoga. Ho notato che oltre a rilassarmi nell'ora/due ore di pratica, forse mi ha permesso di prendere maggiore consapevolezza del mio corpo, della mia mente e a tenerli insieme. Credo anche questo mi abbia aiutato.

venerdì 7 ottobre 2016

Autoefficacia: la benzina del successo sportivo

L'autoefficacia è uno dei concetti più importanti e più nel mondo sportivo. Da Molt (2005) viene definita  un meccanismo cognitivo che media la motivazione, la perseveranza, l’attivazione emotiva e il comportamento

L'esito che deriva da tale meccanismo influenza la percezione che l’atleta ha delle proprie capacità, delle proprie competenze, delle proprie risorse, nel saper affrontare e superare efficacemente gli ostacoli posti tra lui e la meta, accrescendo o diminuendo le possibilità di raggiungere il successo nell'esecuzione di un compito o di una competizione sportiva.

giovedì 6 ottobre 2016

Libreria dello sport: Stefano Frascoli - Correre nel vento

Stefano Frascoli, atleta mezzofondista portacolori del Cus Insubria dopo il suo primo libro “Il Re dei Silenzi” ha recentemente pubblicato una seconda opera che si intitola “Correre nel vento”, una raccolta di 46 racconti in cui sono concentrate tutte le emozioni, le sfide e le passioni che caratterizzano l’inimitabile mondo dell’atletica leggera.


Il libro è suddiviso in quattro capitoli in modo che la narrazione, pagina dopo pagina, diventi sempre più coinvolgente e intensa. Protagonisti dei racconti non sono dunque campioni, bensì atleti “normali” che vogliono mostrare a tutti la realtà di un sport fantastico e ancora in parte inesplorato.


mercoledì 5 ottobre 2016

Musica in Movimento The Prodigy - The Fat Of The Land

Sabato, poco prima della partenza del Trail del Campo dei Fiori, tra varie canzoni rock, spunta fuori un pezzo dei Prodigy: esatto, quel gruppo techno/hardcore/big beat/elettronico che nel 1997 fece uscire dal circuito undergroung e dei rave party, quella musica apparentemente per fattoni. "The Fat Of The Land" fu un album epocale, un tassello in più rispetto al precedente (e pur pregevole) "Music For The Jilted Generation" - lavoro probabilmente più spontaneo, più vicino a quella nicchia di musica "da ballare" sotto effetti (spesso) di alcune sostanze - e senza dubbio quello più ascoltabile anche dai non esperti del settore. Ed è un album da far saltare la testa, e le gambe.

Si apre con uno dei successi del gruppo, "Smack My Bitch Up", ritmo che parte da subito alto, incessante, suoni che si rincorrono, voce ossessiva, e un intermezzo orientaleggiante: la perfetta summa dei nuovi Prodigy, o per meglio dire, del nuovo lavoro di Liam Howlett, la vera mente musicale del gruppo. Nella successiva "Breathe" si può notare il taglio techno/rock del nuovo sound, grazie al sottofondo pulsante del basso e la chitarra, con la voce roca del frontman Keith Flint (dall'acconciatura punk e dalle movenza da psicopatico).

martedì 4 ottobre 2016

Collins e Fashanu, un coming-out per due.

Ci sono storie che si fermano al campo, altre che nascono dai microfoni.
Jason Collins era un giocatore dell’NBA, un uomo di basket la cui carriera ha coperto due decadi. Vittorie e sconfitte, contratti e tagli, due finali, due volte a un passo dal mettersi al dito l’anello di campione NBA, che, ai tempi delle Finals 2002-3, voleva dire essere i campioni del mondo. 
Una carriera da comprimario per lunghi tratti, un personaggio amato nello spogliatoio e fuori. Pochi lampi per un fisico come il suo. 213 centimetri per 115 kg di muscoli, la perfezione atletica per un centro: mani educate, veloce il giusto, atletico. 


Vi chiederete il perché di questo excursus? Quale dettaglio rende Jason Collins degno di essere raccontato se, sportivamente parlando, non ha lasciato segni indelebili?
A volte, per scrivere la storia dello sport, non serve vincere una partita, 'basta' il coraggio di essere se stessi. Non tutti lo sapranno, ma il 29 Aprile 2013 Jason Collins ha scelto di uscire allo scoperto. Dopo anni di repressione, anni in cui ha dovuto forzare se stesso, fingendo di essere ciò che non era, Jason ha fatto coming out. Ha dichiarato la propria omosessualità a mezzo stampa. Il primo giocatore ancora in attività a dichiararsi tale. Nello sgomento della sala stampa, un piccolo mattone sulla via della parità dei diritti è stato messo da questo giocatore afroamericano.