martedì 18 luglio 2017

La guerra di Contador: testa, cuore e fantasia

Rientrare alle corse dopo quasi un anno di inattività non è semplice, ma se ti chiami Alberto Contador e hai contribuito a scrivere la storia del ciclismo questa difficoltà appare meno insormontabile. Era il 2012, quando nella diciassettesima tappa della sessantasettesima edizione della Vuelta Espana il madrileno ha mostrato al mondo di che pasta fosse fatto.



Che fosse un campione era fuori discussione, Vuelta, Giro e Tour erano già nel suo palmarès, ma dopo la controversa squalifica nessuno si sentiva più di scommettere su di lui. L’anno fermo, il morale basso per la revoca di un Tour e un Giro d’Italia, quest’ultimo vinto dominando, e una coppia di spagnoli tirati a lucido, Valverde e Rodriguez, sembravano ostacoli troppo ardui da superare. Perfino per lui, abituato a soffrire, dopo aver combattuto contro un aneurisma cerebrale che, nel 2004, sembrava avergli compromesso vita e carriera.



Abituato a lottare, ma non al top della condizione. Abituato a soffrire, ma non abbastanza da riuscire a battere Joaquin ‘Purito’ Rodriguez, che fino a quel momento sembrava imbattibile. Contador ci provava tutti i giorni, su ogni arrivo in salita, ma sembrava che non ci fosse nulla da fare. Dopo tutta la fatica fatta per attaccare, Purito lo batteva sempre in volata, rosicchiandogli secondi. Esasperante.
E così, quando meno te l’aspetti, Contador s’inventa un attacco dove nessuno lo poteva prevedere, in una tappa difficile, ma senza particolari pendenze. Le grandi montagne, le percentuali e la lunghezza sono da leggenda, ma le salite pedalabili creano i distacchi.



A 53 km dall’arrivo Alberto attacca, danzando sui pedali con eleganza. Rodriguez e Valverde non reagiscono subito, preferiscono attendere e farsi tirare. Una scelta comprensibile, ma non sufficiente a contrastare il ritmo di Contador. Il vantaggio cresce, Purito comincia a sbuffare, mentre la sua maglia rossa inizia a perdere il colore, andando a sfumare, chilometro dopo chilometro, quella del rivale in fuga: una crisi, nel giorno peggiore.



La tattica della Saxo-Bank è perfetta, lungo tutto il percorso trova compagni in grado di dargli una mano, fino a 22 km dall’arrivo, quando Alberto decide di rompere gli indugi e andare via da solo, in un tratto in falso piano. Solo un corridore del gruppetto di fuggitivi resta con lui: Paolo Tiralongo. Un amico, quasi un fratello.

L’italiano sa di non avere possibilità di vincere, perché negli occhi del cannibale madrileno si legge tutta la determinazione di chi è pronto a fare l’impresa di una vita, ma lo segue ugualmente. Lo aiuta. Lo porta ai piedi dell’ultima salita. Si può anche militare in squadre diverse, ma certi legami sono più forti di una casacca.



Il vantaggio si dilata sulla maglia Rossa, ma Valverde e Froome, che nel frattempo avevano lasciato la compagnia di Rodriguez, sembrano in grado di rimontare. Gli ultimi chilometri sono una lunga attesa, fissando il cronometro e i chilometri all’arrivo. Contador continua a danzare, in un ballo che sa di lotta contro il tempo. 2 km, 1 km, 500 m. La strada sembrava non correre più, mentre a correre erano gli inseguitori. Braccato, ma vincente. Il traguardo a braccia alzate, una rinascita. Più forte di tutto, anche delle squalifiche retroattive.



"Quello che è stato capace di fare Alberto è incredibile. Un attacco inatteso e tremendo. Farò fatica a dormire stanotte" J. Rodriguez

Alberto Contador vincerà quella Vuelta soffrendo nelle ultime tappe, concedendo a Valverde e Rodriguez qualche secondo, perdendo qualche battaglia, ma portando a casa la guerra. La guerra di Contador, vincere con testa, cuore e fantasia.




Ho una filosofia nella vita: quello che dovrà andare bene andrà bene”


sabato 15 luglio 2017

Dormire al meglio la notte prima di una competizione. Come fare?

Un allenamento metodico e di buona qualità non è sufficiente per arrivare nella migliore condizione fisica alla data di competizione. Un tassello fondamentale consiste nel riuscire a godere di una notte ristoratrice e nel dormire un numero sufficiente di ore la notte precedente.

Vista la possibile tensione pre-gara potrebbe però essere complicato addormentarsi. L'abitudine a competere sicuramente aiuta a normalizzare l'aspetto situazionale, ma può permanere una tensione di fondo legata ad aspettative, desideri e possibili insicurezze. Accedere al mondo di Morfeo può quindi non essere il compito più semplice al mondo.

venerdì 7 luglio 2017

Allenamento mentale: i 5 principi della visualizzazione

La visualizzazione è uno strumento sempre più utilizzato nello sport professionistico e di alto livello. Come dimostra l'effetto Carpenter, possiamo allenare gesti e schemi motori attraverso l'attività immaginativa. Immaginando di muovere il mio braccio destro, invierò una stimolazione, non sufficientemente forte per produrre un movimento reale, ma sufficiente per essere archiviata nelle traccie mnestiche che compongono la mia memoria.

martedì 4 luglio 2017

Antonio Cassano, un turista a Madrid

Rifiuto l’offerta e vado avanti.

Una frase degna di Affari tuoi. Non la pronunciò esattamente così, Antonio Cassano, quando nel Novembre del 2005 decise di non apporre la sua firma sul nuovo contratto propostogli dalla Roma, ma il senso non fu molto diverso. 3,2 milioni annui per 5 anni, tanto gli offrì la Roma dei Sensi per poterlo tenere ancora nella capitale. Non bastò. Fantantonio voleva di più. Più soldi, più vittorie, più clamore.


Nel gennaio 2006 Cassano passa al Real Madrid per l’irrisoria cifra di 5 milioni di euro. Nulla se paragonata alle cifre che girano adesso sul mercato, poco anche se confrontato con le cifre di allora, ma sufficiente per convincere la Roma a lasciarlo andare, pur di non perderlo a parametro zero a fine stagione. Pagato 60 miliardi di lire a soli 20 anni, lasciato andare per 4 spiccioli pochi anni dopo. Una minusvalenza clamorosa, per un giocatore clamoroso. Incontrollabile, bipolare, folle, ma tecnicamente clamoroso.

venerdì 30 giugno 2017

Tecnica di concetrazione: l'arcobaleno

Concentrarci non significa solo accrescere la concentrazione. Spesso significa sottrarre, lasciare spazio, fare in modo che la mente si liberi. Seguendo un'ottica sottrattiva, ci troveremo improvvisamente concentrati.
La tecnica dell'arcobaleno, suggerita da A. Jodorowsky nel suo libro "Psicomagia", agisce in questa direzione. Impegnandosi in una semplice attività, le parole ed i pensieri iniziano a dissolversi e la concentrazione germoglia come autogenerandosi.

martedì 27 giugno 2017

Vampeta: un Gabigol con baffo e sorriso

Metà vampiro, metà diavolo, un intero fallimento in campo. La parabola calcistica del calciatore più disprezzato e ‘perculato’ dalla tifoseria nerazzurra. Se non l’aveste capito, si parla di Marcos André Batista Santos, meglio noto come Vampeta. 



Vampeta è un lampo verdeoro con i baffi, un momento di pura estasi e sorrisi nei ricordi degli amici juventini, un fallimento nella memoria dei tifosi nerazzurri, un macigno da trenta miliardi di lire per Massimo Moratti. 30 miliardi, tanto lo pagò l’ex presidente nerazzurro nel 2000, quando lo soffiò alla Fiorentina, dopo che Antognoni lo definì un ‘Tardelli moderno’. Vampeta, l’unione di vampiro e diavolo che popola ancora gli incubi di molti di noi.

giovedì 22 giugno 2017

Tecniche di rilassamento: la respirazione 4-6-4

Nell'articolo di oggi proponiamo un esercizio, pratico e semplice, utile a ridurre lo stato di attivazione, attraverso il controllo cosciente del ritmo del respiro. Il tempo necessario per svolgere questa attività è di circa un minuto. Può quindi essere inserita in diverse fasi che precedono la competizione o in frangenti della competizione stessa.

Quando utilizzare la respirazione 4-6-4? Durante la giornata che precede la gara, inserendola tra gli esercizi del riscaldamento; in griglia di partenza; durante gli intervalli previsti dalla competizione.

martedì 20 giugno 2017

Tout pour le Tour: Greg LeMond

Ci sono corridori che ci mettono anni a trovare la propria strada, tra gregariato e capitani pesanti. Corridori che non riescono mai a uscire dall’ombra, rimangono in gruppo, vivendo per qualche momento di gloria. Capitani e gregari, due facce della stessa medaglia, aiutarsi e vincere insieme.
Non sempre, però, la differenza tra capitano e gregario è così netta. A volte, infatti, il nuovo che avanza è talmente forte da sconvolgere gli equilibri e mettere in difficoltà anche chi, l’anno prima, aveva vinto il Tour de France. Si pensi a Jan Ullrich e Bjarne Riis, 1996 e 1997, con il gregario in rampa di lancio più forte del capitano ultratrentenne. Si pensi a Greg LeMond e Bernard Hinault.

1986, l’americano aveva 25 anni, non aveva ancora raggiunto la piena maturità fisica, ma il suo indiscutibile talento lo avevano portato a una continua e costante progressione, un rapido salire di colpi cominciato con la vittoria nel campionato del mondo su strada e proseguito con due podi consecutivi al Tour. Terzo prima, secondo dopo. Due podi, alle spalle di qualcuno che, fino a quel momento, era un dominatore assoluto. Hinault, nel 1986, aveva già vinto 5 Tour de France e poteva tentare l’impresa sfuggita a due grandi delle due ruote come Anquetil e Merckx. 32 primavere sulle spalle, l’ultima occasione per provarci.

martedì 13 giugno 2017

Dialogo col campione: Pasquale Maione

Pasquale Maione è un giocatore di pallamano, che milita tra le fila della Junior Fasano.

Pivot e capitano della Nazionale italiana, Pasquale Maione vanta nel suo palmares: 1 Coppa Italia con Secchia; 1 Scudetto e 1 Coppa Italia con Conversano; 2 Scudetti e 2 Coppe Italia con Bolzano; 1 Scudetto e 1 Coppa Italia con Fasano.

Con la Nazionale Italiana ha raggiunto un quarto posto ai Giochi del Mediterraneo del 2013.









Se il successo fosse il risultato di testa, doti atletiche e allenamento, quali percentuali assegneresti a queste componenti? 

Allenamento 45%; Testa 35 %; Doti atletiche 20%.

mercoledì 31 maggio 2017

Libreria dello sport: Ciclismo. Teoria e pratica dell'allenamento

Chi è l'autore: Francesco Confalonieri e Fabio Vedana.

Di cosa parla: seppure questo non sia un libro estremamente recente, riesce a fornire una panoramica di tutte le componenti che permettono una crescita sportiva sulle due ruote.
Il libro si concentra su numerosi argomenti: cenni di fisiologia dell'esercizio fisico; teoria dell'allenamento; pratica dell'allenamento; fatica e sovrallenamento; valutazione funzionale; approccio alla gara; scelta della bicicletta; alimentazione e integrazione; cardiofrequenzimetro; programmi di allenamento.

A chi può interessare: Indicato per gli amatori evoluti che desiderano scoprire i principali allenamenti praticabili sulle due ruote e che desiderano ragionare sulla strutturazione di un piano di allenamenti. 

lunedì 29 maggio 2017

L'importanza dei genitori nello sport

La passione genera passione? Nello sport sembrerebbe proprio così! Un'indagine svolta da CONI e Istat nel 2014, evidenzia come lo svolgimento di un'attività sportiva da parte di bambini e adolescenti sia strettamente connessa alla concezione che dello sport viene fornita dai genitori e dall'importanza che lo sport riveste per loro.

I dati parlano chiaro, seppure siano di estrema semplicità. Molto più frequente è trovare un giovane che pratica sport quando anche i genitori lo praticano. Concentrandoci sulla fascia d'età che va dai 3 ai 24 anni, possiamo constatare che, se entrambi i genitori sono sportivi, nel 79,1% dei casi loro figlio praticherà SPORT. Se, invece, solo uno dei due genitori pratica sport la percentuale scende al 42,2% dei casi.

martedì 23 maggio 2017

La rimonta di Bartali

21 minuti da recuperare. Il sogno giallo pronto a sfumarsi alle prime ore del mattino del 13 Luglio. La maglia di leader sulle spalle di Bobet, un ventitreenne di talento che, solo pochi anni dopo, si sarebbe trasformato da promessa a campione, dominando il Tour in tre anni consecutivi. Il pronostico contro, i giornalisti italiani tornati in patria perché lo consideravano spacciato, una sola idea in testa: provare.



Gino Bartali aveva 34 anni. Aveva vinto il suo primo Tour nel 1938, davanti a Vervaecke, prima che la Seconda Guerra Mondiale gli rubasse anni di vittorie. Anni senza competizioni, ma con la Resistenza nel cuore. Anni a consegnare documenti nascosti nella canna della bicicletta, sfruttando le gambe e la popolarità. Anni di lotta segreta.

giovedì 18 maggio 2017

Dialogo col campione: Gabriele Abate

Gabriele Abate è un runner specializzato nella corsa in montagna.

Nel suo palmares figurano prestigiosi traguardi. Gabriele Abate è stato: Vice Campione individuale 2005 di corsa in Montagna a Wellington (New Zeland) e Vice Campione Europeo 2011 di Corsa in Montagna a Bursa (Turchia).

A squadre ha conquistato i titoli mondiali nel 04’, 05’, 07’, 08’, 11' e il titolo europeo negli anni 05’, 06’, 07’, 08’, 10', 11', 12'

A livello nazionale ha ottenuto il titolo di Campione Italiano Lunghe Distanze nel 2010, 2011 e 2012







Ciao Gabriele, sei molto conosciuto nell'ambiente della corsa. Per chi non ti conosce, ma anche per chi ti conosce, puoi spiegare quali sono i tuoi principali punti forti che ti rendono un atleta di alto livello?

Sicuramente la testardaggine e poi sono molto meticoloso nella preparazione di un evento

venerdì 12 maggio 2017

Perchè spero non venga abbattuto il muro delle 2h in maratona

Sabato 6 Maggio alle 5.45 all'autodromo di Monza si è tenuto l'evento "Breaking2", organizzato dalla Nike, dove 3 atleti hanno provato ad abbattere il muro delle 2 ore in maratona. I protagonisti di questa sfida sono stati il keniano Eliud Kipchoge, l'etiope Lelisa Desisa e l'eritreo Zersenay Tedese.
 


Scorrendo Facebook, e leggendo le notifiche presenti sulla mia bacheca, ho percepito un notevole fermento sia tra gli appassionati di atletica, sia tra gli sportivi in generale. L'immaginario umano si è acceso per questa possibile impresa. L'uomo sarebbe stato capace ancora una volta di ridefinire i propri limiti? 

martedì 9 maggio 2017

Il primo lampo di Gilles

Critiche e polemiche. Stampa contro, colleghi stizziti, tifosi divisi. Un odi et amo costante che lo avrebbe accompagnato fino alla sua ultima corsa. Gilles Villeneuve era un poeta maledetto in versione pilota, il talento strabordante che faceva squadra con la follia e la sfortuna. Non era un pilota normale, era come un’acrobata nel grande circo della formula 1. Sempre sul filo, sempre in bilico, sempre sull’abisso, con la scelta giusta alle spalle e la il baratro del talento davanti.

8 Ottobre 1978. Gran Premio del Canada, il pubblico amico intorno, la sua Ferrari sotto al sedere. Davanti a se Jarier e Scheckter, quello che, l’anno successivo, avrebbe portato il titolo alla scuderia di Maranello. Le critiche nel casco, la fiducia di Enzo Ferrari. Pronto a tutto.

venerdì 5 maggio 2017

La somatizzazione: quando i pesi della mente parlano attraverso il corpo

A cosa ci si riferisce quando si parla di somatizzazione? La mente e il corpo sono strettamente collegati e si influenzano vicendevolmente. Se avete mai sperimentato tecniche di respirazione, potete comprendere come attraverso una modulazione, volta a rilassare il corpo, possa prodursi una stato di quiete anche tra i nostri pensieri. Come il corpo influenza la mente, così anche la mente ha la capacità di influenzare il corpo. Questo può accadere sia in una direzione di benessere, che di malessere.

Con il termine "somatizzazione" si intende il meccanismo che permette di trasformare i processi psichici in somatici, coinvolgendo il sistema endocrino ed immunitario. Nel concreto, tensioni e conflitti di origine prettamente psicologica si materializzano in una sintomatologia fisica, che può lasciare intuire la presenza di un disturbo di natura organica. In questo caso specifico, però, i sintomi non derivano né da una condizione medica generale, né dagli effetti diretti di una sostanza, ma solo dalla presenza di un disagio o da uno stato di tensione mentale.

martedì 2 maggio 2017

Walter Ray Allen, una tripla per cambiare la storia

‘Win or go home’. È la grafica impietosa che compare quando sei a una sconfitta dall’eliminazione nei playoff. È la pressione che si prova quando ogni minimo errore può essere fatale. È essere con le spalle al muro, mentre i tifosi sono in piedi sui seggiolini. Non sono solo parole, è uno stato d’animo.

19 Giugno 2013, a Miami siamo al sesto episodio delle Finals NBA. Il palcoscenico è tutto delle due contendenti, i San Antonio Spurs di Duncan, Parker e Ginobili, e i Miami Heat di James, Wade e Bosh. Due modi di essere grandi a confronto. Il passato contro il presente. Le gambe stanche di Tim Duncan contro l’esplosività dirompente di Lebron James. Ovest contro Est. La resa dei conti al termine della stagione.

venerdì 28 aprile 2017

L'elenco aggiornato delle interviste di psicologia sportiva

Senza dubbio la rubrica che caratterizza maggiormente www.psichesport.com e che lo distingue da i numerosi siti sportivi sono le interviste con i protagonisti di ciclismo, podismo, pallavolo, Trail e di svariate altre discipline.
In questo articolo vi presentiamo l'elenco aggiornato delle interviste consultabili, per conoscere il lato umano di molti campioni e per addentrarvi nei segreti della loro preparazione mentale:

giovedì 27 aprile 2017

Musica in Movimento: Genesis - The Lamb Lies Down On Broadway

La musica progressive non è mai stata considerata per tutti, e potrebbe non sembrare tale nemmeno per essere ascoltata durante un’attività sportiva. Eppure, nell’ecclettismo, nelle dinamiche, nelle strutture e nelle melodie di questa genere musicale in piena evoluzione nei primi anni ’70, si possono nascondere non pochi utili preziosi aiuti per accompagnare lo sport, oltreché, naturalmente, allargare i propri orizzonti musicali e ammirare le perfette esecuzioni strumentali. I Genesis sono da considerarsi trai i gruppi più importanti di quel periodo musicale, e il leader del loro primo periodo, Peter Gabriel, tra i migliori esponenti della musica pop-rock a livello assoluto. Tanti sono stati gli album degni di nota, direi tutti i loro primi 6 album, escluso il primo, ma il più importante e forse utile per il nostro obiettivo è proprio l’ultimo di questi, “The Lamb Lies Down On Broadway”, del 1974, che rappresenta anche l’ultimo lavoro di Gabriel con il gruppo. Ed è proprio Peter Gabriel ad essere l’assoluto protagonista dell’album doppio (della durata di oltre un’ora e mezza), inventore del soggetto del concept e autore di quasi tutti i testi.

martedì 25 aprile 2017

Ciao Michele...

Ciao Michele...

Il sorriso, gli occhi sinceri e la voglia di vivere. Questo era Michele Scarponi. Non era solo uno sportivo, non era solo un ciclista. Era un uomo. Era un ragazzo. Era semplicemente speciale.

Per questo motivo la sua morte ha sconvolto così tanto l’opinione pubblica, perché il suo sorriso, negli anni, ha lasciato il segno, scavando un solco nei cuori di chi lo vedeva correre. Michele non era un cannibale della bicicletta, non era il vincitore assoluto, era normale. Voleva vincere, ma sapeva perdere e, soprattutto, era capace di riconoscere i propri limiti, usandoli come un trampolino per superarsi.

lunedì 24 aprile 2017

Dialogo col campione: Massimiliano "Massi" Milani

Massimiliano "Massi" Milani è padre, manager e forte runner.

Negli ultimi anni ha ottenuto una crescita costante, che gli ha permesso di inserirsi tra i più forti podisti italiani over 40.

Conosciuti e apprezzati sono gli articoli di approfondimento sportivo, da lui, curati per therunningpitt.com









Ciao Massi, so che sei stato prima un runner “tapascione” e ora sei a tutti gli effetti un “agonista”. In passato c'era già una parte di te agonista? C'è ancora, in te, una parte tapasciona?

Sai Cesare, la risposta è abbastanza semplice. Ho iniziato un'esperienza professionale fuori dall'Italia che mi ha portato molto spesso, se non quasi sempre, a mangiare al ristorante. Nei primi due anni sono ingrassato in maniera importante. L'essere in sovrappeso è stato l'evento scatenante per iniziare a correre.
Quasi da subito mi sono reso conto di avere la possibilità di migliorare molto rapidamente. Poi, leggendo il famoso libro del professore sudafricano Noakes “The Lore of Running”, ho compreso come il principale fattore limitante per un Runner fosse la velocità. Io, nonostante il sovrappeso, correvo già abbastanza forte. Per darti un'idea, dopo poche settimane, anche se solo per un minuto, correvo a 3'40 al km. Partendo da questo presupposto, il mio percorso è stato pianificato, non tanto per aumentare la velocità, ma la resistenza alla velocità. Nel corso di 7 anni sono riuscito ad aumentare il numero di km da correre a un dato ritmo e in parte anche a correre più rapidamente.
Quindi, per rispondere alla tua domanda, da una parte non credo di essere mai stato un tapascione. Mi sono sempre dato degli obiettivi di miglioramento, seppure connessi alle mie di prestazioni e meno al confronto con gli altri. Non mi è mai interessato vincere o arrivare sul podio in una competizione. Il mio desiderio è sentirmi bene dal punto di vista mentale e raggiungere determinati obiettivi cronometrici.
Dall'altra parte, in me c'è sempre una parte tapasciona. Il mio approccio agli allenamenti è Slow. Cerco costantemente di allenarmi lentamente. Con i viaggi, gli spostamenti, lo stress derivante dal mio essere manager, non posso spingere al massimo. Solo 1 o 2 giorni a settimana posso correre forte. Il resto dei giorni io sono un tapascione. Sono un tapascione per l'80% del tempo.

venerdì 14 aprile 2017

Preparatore: si o no?

Una domanda che molti amatori o atleti eliti si pongono è se sia utile o meno lavorare con un preparatore sportivo. Credo non esista una risposta univoca, ma dipenda strettamente dall'atleta che se la pone e da alcune variabili che lo contraddistinguono. In questo articolo cerco di individuarne alcune e di spiegare come esse entrino in gioco:
  • Definizione obiettivi: una prima domanda che potete porvi è quanto siete abituati a definire degli obiettivi chiari, appetibili e raggiungibili? Un preparatore vi può supportare nel caso troviate delle difficoltà in questa importante attività;
  • Livello obiettivi: per raggiungere obiettivi con un livello di difficoltà basso o medio, l'importanza di un preparatore è, secondo me, limitata. Se invece tendete a spostare l'asticella sempre al un livello di difficoltà alto, un preparatore potrà aiutarvi a massimizzare le vostre performance; 

mercoledì 12 aprile 2017

Musica in Movimento: Eminem - Curtain Call (the hits)

Tutti conoscono Michael Phelps, “lo squalo di Baltimora”, nuotatore tra i più grandi sportivi di tutti i tempi, vincitore del maggior numero di medaglie d’oro nella storia delle Olimpiadi, che proprio grazie al nuoto, alle grandi doti fisiche, e in misura ancora maggiore, ad una smisurata ambizione agonistica, è uscito da enormi difficoltà famigliari, sociali e umane. Qualcuno ricorderà di averlo vista prima di una delle sue gare di nuoto intento a concentrarsi con le cuffie sulle orecchie. E che musica ascoltava? Semplice, ascoltava un altro grande personaggio uscito da mille difficoltà (anche se talvolta ricadutoci in malo modo) grazie ad una passione, stavolta la musica: stiamo parlando di Eminem, rapper di Detroit che a inizio 2000 conquistò le vette delle classifiche di tutto il mondo, rivoluzionando completamente la musica rap e l’hip-hop grazie ad una fantasia sfrenata, a una penna mirabolante (in suo favore si sono scomodati anche premi Nobel e il più grande songwriter di sempre, Bob Dylan) e un gusto per la provocazione a volte esagerata, nonché dalla particolarità di essersi impossessato, da bianco, di una musica tipicamente caratterizzante i neri d’America.
È certo però che questa provocazione, questo suo ribellarsi ai benpensanti americani, allo show business (di cui però faceva parte con enorme furbizia e bravura), e alla società americana, con i suoi testi colmi di rabbia e perfida ironia, può essere ben adatta per caricarsi in vista di svariate attività sportive, non solo finali olimpiche in piscina.

Nel consigliare un album, rimane però difficile trovare solo uno. Sono pregevoli tutti i suoi primi lavori (escludendo l’esordiente “Infinite”, quindi si parla di “The Slim Shady LP”, “The Marshall Mathers LP”, “Eminem Show“, “Encore”), quindi forse la cosa migliore è considerare “Curtain Call”, vero Greatest Hits dei suoi primi lavori, il migliore a riguardo, specialmente per chi ha difficoltà ad assorbire la canzoni rap più ricercate.

martedì 11 aprile 2017

Federer e Nadal, imperatori a Roma

Sarebbe bello se la gente e i media capissero che la nostra rivalità è positiva, senza tensione o cattiveria, ma con soprattutto tanto rispetto. Io, per esempio, quando ho visto vincere Roger a gennaio gli Australian Open mi sono emozionato e ho pianto con lui davanti alla televisione - Rafael Nadal

37 volte l’uno contro l’altro, di cui 23 in finale. 2 nomi incisi a fuoco nella storia del tennis, terra rossa contro erba, Svizzera contro Spagna, freddezza contro animo latino, potenza e tecnica contro…potenza e tecnica. Federer contro Nadal, la storia moderna del tennis in una rivalità esaltante, tra due stili agli antipodi.


Non ci sarà mai una rivalità come la nostra. Neanche quella tra Borg e McEnroe è a quel livello, anche se entrambi avevano grande personalità e uno era destro e l'altro mancino. Murray e Djokovic sono molto simili. Io e Rafa siamo opposti in tutto e questo ha spinto molto i tifosi a schierarsi per uno di noi due. - Roger Federer 
Nei 2 anni precedenti, i due tennisti si erano già affrontati e sfidati e lo spagnolo aveva stupito il mondo sconfiggendo, nel 2004, il neo numero 1 in classifica. Era appena un diciassettenne trentunesimo nelle liste ATP. Il dado era tratto, la rivalità in rampa di lancio. È il 2006, siamo a Roma, sulla terra rossa, mentre i primi caldi attanagliavano la capitale, stringendo i due atleti come in una morsa. Le due teste di serie a confronto per quella che si rivelerà la finale più lunga tra i due. 5 ore e 5 minuti. 5 set. 57 punti. Un ultimo capitolo al cardiopalma, fino all’ultimo secondo.

venerdì 7 aprile 2017

Lavorare sugli obiettivi sportivi: un esempio

foto di Sergio Pitzalis
Nelle ultime settimane abbiamo avuto la possibilità di affrontare il tema della definizione degli obiettivi sportivi. In particolare abbiamo approfondito 2 argomenti:
In questo articolo presenterò un esempio personale. Il team di Psichesport, come alcuni sapranno, nello scorso week end è stato ospite del Vibram Maremontana Trail. Nella giornata di Sabato 1 Aprile Cesare Picco si è confrontato sul tema dello "stress e performance atletica" con Stefano Ruzza, anch'esso autore di Psichesport, e Lara Crivelli. Grazie al contributo dei due forti atleti del team Vibram si è creato un momento ricco e arricchente, con una buona partecipazione da parte del pubblico.

mercoledì 5 aprile 2017

Musica in Movimento: Massive Attack - Mezzanine

Questa settimana proponiamo una musica utile specialmente in attività indoor. Ricordo quando anni fa avevo frequentato dei corsi di pilates e in sottofondo veniva quasi sempre messa questo tipo di musica: sto parlando del trip-hop, i cui veri e propri inventori sono stati gli inglesi Massive Attack. Ma chi sono i Massive Attack? Sulla carta sono solo due “non-musicisti”, Robert ‘3D’ Del Naja e Grant ‘Daddy G’ Marshall, affiancati negli anni da un grande elenco di personaggi legati a questo genere musicale, ma in particolare Tricky e, soprattutto nell’album che andiamo a proporre, Elizabeth Fraser.

Nel 1998 uscì “Mezzanine”, terzo album dei Massive Attack, che dopo gli inizi dove venivano convogliati hip-hop, soul, dance, new wave, raggae, dub in un’unica soluzione, spinsero le loro sonorità in ambienti più dark e psichedelici, a stretto contatto con il rock. Il senso di fluidità della loro musica può accompagnare attività dove anche la fluidità dei movimenti, eseguiti lentamente ma in maniera efficace, è essenziale e principale obiettivo.

martedì 4 aprile 2017

The Undertaker will rest in peace

6 Aprile 2014. Mercedes Benz Arena di New Orleans. Wrestlemania. Brock Lesnar esulta, indiavolato, sembra quasi incredulo. A terra, alle sue spalle, The Phenom, The Undertaker, la storia del wrestling moderno e passato. Da Hulk Hogan a John Cena, passando per The Rock, li ha affrontati tutti. Dal 1991, Wrestlemania VII, al 2013, Wrestlemania XXIX, non aveva mai perso nello showcase degli immortali, l’evento principale dell’anno. Mai, fino al 2014.

Il wrestling è uno sport-entertainment, basato su keyfabe e trame in cui heel (cattivi) e face (buoni) si sfidano tra le urla del pubblico. La finzione supera la realtà, la vita è scandita da un copione ben scritto (nella maggior parte dei casi). I tifosi lo sanno, una volta superati i 14 anni, ma lo amano ugualmente. Si ama Uomini e Donne, si può amare il wrestling. Risultati decisi e dolore reale, sempre rischiando tutto.

venerdì 31 marzo 2017

Maremontana Trail: parliamo di stress e performance atletica con atleti elite

Non sempre gli sportivi sono pienamente consapevoli di come il loro livello di stress possa influenzare le loro performance sportive. Purtroppo, o per fortuna, lo stress è uno dei fattori maggiormente implicati nella resa sportiva.

Ottenere una performance eccellente, buona, discreta, sufficiente, insufficiente o scadente, non è solo funzione delle qualità genetiche di un atleta o del suo piano di allenamento. Lo stress gioca nella dinamica prestazionale un ruolo importante, capace di influenzare notevolmente la resa di ogni sportivo.

stress
Generalmente si è soliti incrociare due assi. Su uno di essi è indicato il livello di stress e sull'altro la qualità della performance. Analizzando il grafico sottostante si potrà notare come un livello medio di stress sia essenziale per rendere al meglio, mentre uno stress in difetto o in eccesso può portare a un decadimento prestativo.
Per saperne di più...
Al Maremontana Trail di Loano, sabato 1 Aprile alle ore 17.45, avremo modo di riflettere con tre atleti elite su questa relazione. Cesare Picco, psicologo e psicoterapeuta, uno degli autori del sito Psichesport, sarà sul palco dello spazio Orto Maccagli con Stefano Ruzza e Lara Crivelli del Team Vibram e Nico Valsesia, atleta specializzato in ultra distanze.

Attraverso le loro parole potremo comprendere come lo stress influenzi le prestazioni sportive e come la sua gestione possa servire in tutte le fasi sportive: nell'allenamento, nel pre-gara, durante le competizioni e nella fase di recupero.
Sentire parlare direttamente gli atleti potrà fornire una prospettiva immediatamente fruibile a partire dalla programmazione della serata di sabato, fino a gestire al meglio le prime ore di domenica mattina e la gara stessa in giornata.

Spero questo momento possa essere arricchente come quello tenutosi l'anno passato sul tema della crisi in corsa. Per chi fosse interessato sarà possibile interagire con gli atleti presenti sul palco in modo da chiarire alcuni dubbi o approfondire tematiche sentite come importanti.

ARTICOLO A CURA DI:




giovedì 30 marzo 2017

Musica in Movimento: The Offspring - Ixnay On The Hombre

Dopo l'esplosione (e l'implosione) del movimento grunge a inizio anni '90, fu il pop-punk californiano a prendere in mano le redini del rock americano, per un periodo della durata in realtà di pochi anni, durante i quali però sono stati prodotti album di non disprezzabile valore. Il maggior successo è stato senza dubbio per i Green Day, seguiti a ruota dagli Offspring, che dopo gli inizi di carriera su sonorità più oscure, si sono via via spostati sempre più verso un pop fin troppo commerciale e dai risultati non sempre positivi. Gli Offspring avevano però in Dexter Holland, cantante e leader del gruppo, un ottimo autore di testi e interprete vocale, seppur con minor carisma e personalità del Billy Joe Armstrong dei Green Day.

Dopo il successo di "Smash", del 1994, con "Ixnay On The Hombre" del 1997, gli Offspring produssero un album dove convivevano la capacità di scrivere ottime canzoni alla necessità di creare nuovi brani da ritmi e melodie accattivanti per tenere alte le vendite. Inutile dire che rimane un buon album da ascoltare senza tropo impegno durante un'attività sportiva intensa.

martedì 28 marzo 2017

Felipe Massa in: beffa all'ultima curva

Interlagos, 8 Novembre 2008. 

Un giro alla fine. Mazzoni, in cabina di commento, inizia a snocciolare numeri, cifre e date. Massa è virtualmente campione del mondo. Brasiliano vincente in Brasile. L’apoteosi della gioia per la torcida, l’apoteosi per un ragazzo cresciuto accanto a Schumacher, inseguendo il sogno di Ayrton, dopo un weekend vissuto guardando gli altri dall'alto, con il mirino sulla freccia d'argento di Lewis Hamilton. Vincere e sperare. Vincere e vedere Hamilton al sesto posto. Vincere e voler credere nel destino. Sotto un diluvio torrenziale.

venerdì 24 marzo 2017

Lavorare sugli obiettivi sportivi

La scorsa settimana abbiamo visto come gli obiettivi sportivi possano essere divisi in obiettivi di performance e obiettivi di risultato. I primi indicano il raggiungimento o meno di un obiettivo che non ha strettamente a che fare con il risultato finale o con la classifica, ma con un determinato aspetto della performance (ad es: il tempo finale, lo svolgimento corretto di un gesto tecnico, la % di passaggi andati a buon fine, ecc.). I secondi concentrano l'attenzione al risultato finale, quantificabile in un punteggio o in una data posizione in classifica.

In questo articolo voglio proporre una semplice attività di pianificazione degli obiettivi pre-gara, che può aiutare ogni atleta a valutare in modo più obiettivo le proprie prestazioni atletiche. Prendiamo come esempio un maratoneta che voglia definire i propri obiettivi.

mercoledì 22 marzo 2017

Valentino Rossi vs. Casey Stoner: Brindisi al cavatappi

Devo essere onesto. Essere imparziale quando si parla di Valentino Rossi è per me impossibile. Provo un amore viscerale per il pilota di Tavullia, per la sua schiettezza e per il suo modo di guidare. È una leggenda del motociclismo vista sbocciare e crescere. È il simbolo su due ruote per la nostra generazione. Si può amare, si può odiare. Non si può ignorare.

Laguna Seca, per Rossi, è il punto massimo del suo talento e della sua follia.
Come a Welkom, nel 2004. http://www.psichesport.com/2016/11/la-rivoluzione-su-due-ruote-vr46.html
Stoner più veloce, quasi imbattibile, da arginare con la grinta e standogli davanti o, al massimo, con le ruote sul collo.
Casey in pole per la quinta volta consecutiva, Vale secondo. La Ducati dell’australiano perennemente più veloce delle Yamaha. Rossi è all’ultima chiamata, arrivare dietro ancora vorrebbe dire dover alzare bandiera bianca. 

Pronti, via! Lorenzo cade rovinosamente, il 46 insegue il 27, mentre il gruppo alle loro spalle sembra sempre più distante, come se facessero un altro sport.
29 giri alla fine. Curvone veloce, Stoner si appoggia, passa davanti. Rossi non molla, il cavatappi all’orizzonte. Valentino allunga la staccata, finisce con le ruote nella ghiaia. La moto sobbalza, rischia di cadere, ma la tiene in piedi. Stoner deve fare spazio, ma non demorde. I cuori dei tifosi sospesi, tra incredulità e tensione. 


La caccia riprende, Stoner attacca, Rossi risponde, altri 20 giri da urlo, tra colpi ai limiti del regolamento e della sanità mentale. Come in un videogame. Il testosterone in gioco, il gruppo disperso a oltre 20 secondi. Casey è nervoso, non riesce a stare davanti. Arriva lungo in un paio di staccate, cercando di sfruttare il motore rosso. Fino a nove giri dal termine.
Rossi è davanti, Stoner arriva ancora lungo. Deve rialzare la moto. Finisce nella terra. Finisce a terra. Chiuderà secondo.

Il 46 scappa, qualcosa è cambiato. Il mondiale, che sembrava a senso unico. L’ennesimo capitolo di una leggenda.

Odi et amo. Una bottiglia di spumante e un cavatappi sulla strada per il mondiale.

Valentino Rossi contro Casey Stoner. Rivalità da urlo.

lunedì 20 marzo 2017

SportivaMente: Manuela Ansaldo

Manuela Ansaldo è psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.

Specializzata in psiconeuroimmunologia, con un dottorato in neuroscienze e una formazione in psicologia dello sport. 

Dal 2015 ha avviato il progetto "Teraplando: fare terapia pedalando"




Ciao Manuela, posso chiederti di presentare chi sei e di cosa ti occupi?

Sono una psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Ho una specializzazione in psiconeuroimmunologia, un dottorato in neuroscienze e una formazione in psicologia dello sport. Posso dire di avere speso molto tempo all'interno della mia carriera accademica.
Contemporaneamente alla mia formazione ho sempre praticato sport. Ho iniziato andando in palestra, in un contesto chiuso da indoor. L'attività sportiva non rivestiva per me unicamente un obiettivo fisico, ma legato anche al mio benessere psicologico.
Alla termine del dottorato in neuroscienze, il dottor. Massimo Biondi titolare della cattedra di Psichiatria della Sapienza, conoscendo la mia formazione sportiva, il mio lavoro nei centri sportivi con l'indoor cycling, mi consigliò la lettura di un articolo in cui descriveva gli effetti terapeutici dell'attività aerobica. Da quel momento ho iniziato una ricerca bibliografica volta ad indagare tutti gli effetti benefici dell'attività aerobica sul cervello, inteso sia come organo, che da punto di vista psicologico. Ho potuto così iniziare a stendere il razionale scientifico di “Teraplando: fare terapia pedalando”.

venerdì 17 marzo 2017

Stress e tipologie atletiche

Non propriamente un articolo quello di questa settimana, ma la presentazione di un'attività a cui Psichesport prenderà parte sabato 1 aprile.

Nel week end del Vibram Maremontana Trail di Loano, Cesare Picco sarà presente sul palco allestito presso lo spazio Orto Maccagli con alcuni atleti elite per ragionare su come lo stress può influenzare le presentazioni sportive.

Non tutti gli atleti reagiscono allo stesso modo al crescere dello stress. Alcuni ottengono le migliori performance quando il livello di stress è contenuto, altri quando è moderato e alcuni quando lo stress è decisamente elevato.

In un dialogo a più voci vedremo come i livelli di stress siano intimamente connessi alla predisposizione per distanze più o meno lunghe e per sport di durata più o meno lunga. Aspetto di grande interesse consisterà nel ragionare insieme ad atleti elite, per declinare concetti teorici nella pratica sportiva di ogni giorno.

A breve maggiori dettagli rispetto ai nomi degli atleti coinvolti.

Vi invitiamo al Vibram Maremontana Trail per condividere un week end di sport, di mare e di psicologia sportiva a Loano. Non mancate!



martedì 14 marzo 2017

Alessandro Ballan, campione del mondo di normalità


Resistere significa semplicemente tirare fuori i coglioni, e meno sono le chance più dolce è la vittoria.C. Bukowski
28 Settembre 2008. 

A Varese c’è il sole, in Piazza Montegrappa i tifosi guardano ammirati i ciclisti sfrecciare, dopo una settimana di attesa, tra prove contro il tempo, mondiale femminile e Under 23. Il momento più atteso annualmente alla settimana iridata. Nelle due edizioni precedenti, a Salisburgo e Stoccarda, Paolo Bettini aveva dimostrato di essere il più forte, ma in quell’occasione, a causa della marcatura asfissiante di Valverde, Freire e Boonen, il toscano non riesce a inserirsi nel gruppo dei migliori, dove, invece, sono riusciti a entrare Ballan, Cunego e Rebellin. I tre italiani, temendo la velocità degli avversari e l’esplosività di Joaquin Rodriguez, optano per una corsa d’attacco e, uno dopo l’altro, fanno soffrire tutti con delle rasoiate potenti e ben assestate. 

venerdì 10 marzo 2017

Obiettivi di performance e obiettivi di risultato

In questo articolo presenterò due tipologie di obiettivi sportivi, quelli di 1) performance/processo e di 2) risultato. Nell'iter che porta alla costruzione di un successo sportivo la definizione degli obiettivi è senza dubbio uno dei passaggi più importanti. 
Torniamo però alla distinzione tra questi due obiettivi:

  • Di performance/processo: per questa tipologia di obiettivi, l'attenzione preponderante è rivolta a ciò che è sotto controllo dell'atleta. Alla qualità della sua prestazione, all'efficacia nello svolgimento di un determinato gesto tecnico. La scarsa attenzione a quanto realizzato dagli avversari porta, per gli obiettivi di performance/processo, gli atleti a porre l'attenzione a come loro hanno gareggiato e non tanto a come sono arrivati in classifica.

martedì 7 marzo 2017

Verso Mexico70: la Guerra del Calcio

Calcio e bombe, di solito, le immaginiamo in bianco e nero, ambientati in una cornice europea, magari durante la Seconda Guerra Mondiale, un binomio relegato a una parte della nostra storia, come se la violenza associata allo sport, da quel momento in poi, fosse diventata solo una questione di hooligans.

Eppure calcio e bombe non sono solamente guerre mondiali, Europa e Razzismo, ma anche Centro America, guerre civili e guerre di civiltà, nonostante di civile avessero ben poco.
C’è un conflitto, denominato appunto ‘La Guerra del Calcio’, durato dal 14 Luglio al 18 Luglio 1969 tra Honduras ed El Salvador. Un conflitto tra i più sanguinosi del secondo dopo guerra, il quale ha causato 5700 morti e 50000 sfollati.