martedì 9 maggio 2017

Il primo lampo di Gilles

Critiche e polemiche. Stampa contro, colleghi stizziti, tifosi divisi. Un odi et amo costante che lo avrebbe accompagnato fino alla sua ultima corsa. Gilles Villeneuve era un poeta maledetto in versione pilota, il talento strabordante che faceva squadra con la follia e la sfortuna. Non era un pilota normale, era come un’acrobata nel grande circo della formula 1. Sempre sul filo, sempre in bilico, sempre sull’abisso, con la scelta giusta alle spalle e la il baratro del talento davanti.

8 Ottobre 1978. Gran Premio del Canada, il pubblico amico intorno, la sua Ferrari sotto al sedere. Davanti a se Jarier e Scheckter, quello che, l’anno successivo, avrebbe portato il titolo alla scuderia di Maranello. Le critiche nel casco, la fiducia di Enzo Ferrari. Pronto a tutto.
L’esordio di Villeneuve era avvenuto l’anno prima, nel 1977, al volante di una Mclaren poco competitiva. Una sola gara, un undicesimo posto sfortunato e le porte della F1 che sembravano chiudersi. Eppure il patron della Rossa aveva visto qualcosa in lui, era stato impressionato e, quando Niki Lauda decise di lasciare il team dopo la matematica vittoria del titolo, Ferrari non esitò a chiamare Gilles. Poche gare, tanti errori. Lampi di talento in un cielo grigio. La conferma tra le critiche. Il 1978 non era stato esaltante, la Ferrari non era imbattibile e il canadese non sembrava comunque abbastanza maturo. Gli anni erano 28, troppi, secondo alcuni, per poter cambiare stile di guida.

Le visiere si abbassano, i meccanici lasciano la pista. Semaforo rosso. L’adrenalina in circolo, la frizione che si alza, il piede destro che si abbassa, i motori che rombano, le macchine che sfrecciano. Il via.

La partenza non fu delle migliori, perse una posizione, ma il podio sembrava ancora un obiettivo perseguibile. Jarier sempre in testa, Gilles alle sue spalle, dopo aver superato Jody e aver visto Jones messo fuori gioco da una foratura.
Speranze, ma il ritmo del francese era eccessivo. Fino a 20 giri dal termine. Jarier si deve fermare, l’impianto frenante senza olio. Gilles è in testa, inaspettatamente, davanti al proprio pubblico. Gli ultimi giri sono da funambolo. La macchina era ai limiti della guidabilità, ma stavolta la fortuna gli sorrise.
Aveva vinto. Aveva zittito tutti. O quasi.

Sul podio fu un tripudio. Mise da parte lo champagne, stappò una birra. Era uno sponsor, ma dava l’idea di quanto il suo modo di correre e di vivere fosse totalmente fuori da ogni schema.
Gilles Villeneuve, l’aviatore. Un uomo con la velocità nel sangue e il 27 sulla pelle.


Se Villenueve potesse tornare indietro a vivere di nuovo la sua vita, penso che farebbe esattamente le stesse cose.


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